Tex Willer ha settant’anni e non li dimostra

Creato dalla penna di Giovanni Luigi Bonelli e dal pennello di Aurelio Galleppini, dal 1948 è sempre pronto a difendere i deboli. Il ranger è un eroe positivo a 360 gradi, ribelle alle ingiustizie: una scelta che fa di lui un fuorilegge che però si oppone sempre ai cattivi

37tex“Dal 1948, l’eroe creato dalla penna di Giovanni Luigi Bonelli e dal pennello di Aurelio Galleppini (in arte Galep) cavalca sulle piste del West e dell’avventura, dall’Arizona al Grande Nord, dal Rio Grande all’Oceano Pacifico”. Così la presentazione sintetica di uno dei personaggi più longevi e amati del mondo del fumetto – il ranger Tex Willer – in una pagina del sito della Sergio Bonelli Editore.
Un mestiere molto particolare, quello dell’eroe, tanto più se nasce dalla fantasia di un creativo e dalla matita di un disegnatore. Tex “nasce” giovane, fin dall’inizio ribelle alle ingiustizie, una scelta che fa di lui un fuorilegge, che però anche in questa veste si comporta secondo giustizia, opponendosi ai cattivi, proteggendo le vittime di soprusi, diventando “amico degli indiani”, che però difende solo quando siano dalla parte della ragione. Un eroe positivo a 360 gradi, insomma, che spara solo per difendere sé stesso e i più deboli, che non poche volte avverte prima di sparare con la sua infallibile colt e lascia sempre, anche al più cattivo, la possibilità di essere sottoposto a un giusto processo.

Dalle strisce all’albo

“La mano rossa”, prima striscia di Tex. È il 30 settembre 1948
“La mano rossa”, prima striscia di Tex. È il 30 settembre 1948

La collana western a fumetti di Tex Willer, edita da Sergio Bonelli Editore, esce in edicola (non esiste la possibilità di abbonamento) dal 30 settembre 1948 e in questi 70 anni di vita ha rappresentato il fenomeno editoriale italiano più longevo.
Oggetto di libri, indagini sociologiche e tesi di laurea, è giunto a vendere più di 700mila copie al mese. Secondo le abitudini dell’epoca, all’inizio il fumetto fu pubblicato in strisce con cadenza settimanale.
A partire dalla metà degli anni ’50 inizia la ristampa delle avventure nel formato ad albo e nasce così la collana “Tex Gigante” che poi resterà “Tex”. Le copertine – a colori, mentre le tavole interne sono in bianco e nero, tranne per numeri coincidenti con ricorrenze particolari – sono firmate dallo stesso Aurelio Galeppini fino al numero 400, poi da Claudio Villa.
Nel corso degli anni, alle uscite mensili della collana “Tex” si sono aggiunte altre pubblicazioni: i “Texoni” in grande formato, l’Almanacco del West, i “Maxi Tex” e “Color Tex”. Numerosi sono gli sceneggiatori e i disegnatori, italiani e stranieri, che nel corso degli anni si sono cimentati con il mito Tex: ognuno di essi ha portato caratteristiche diverse, pur restando dentro i confini del personaggio.
Caratteristici i paesaggi ripresi dai classici western: dai saloon e dai ranch alla Monument Valley. Ma molte storie escono da questi schemi e sono ambientate nei siti più svariati.
Nella gloriosa cavalcata di Tex Willer un passo falso è rappresentato dalla trasposizione cinematografica del personaggio (per la regia di Duccio Tessari e con Giuliano Gemma nei panni del ranger): fu bocciato sia dalla critica che dal pubblico e tolse ad altri ogni velleità di ripetere l’esperimento.

Se si riconducono le caratteristiche di questo personaggio nell’Italia – e nel mondo – del 1948 si può capire che, fin dalla sua nascita, Tex ha rappresentato un unicum che, in 70 lunghi anni, ha saputo resistere in modo ammirevole ai tanti e profondi mutamenti che hanno cambiato, se non sconvolto, il pianeta. Il suo successo è stato studiato sotto vari aspetti ma, al di là di tutto, resta un fatto incontestabile ed è stato favorito, come sempre accade per fenomeni di questo tipo, da lettori che presentano caratteristiche che attraversano età, condizioni sociali e livelli di istruzione diversi tra di loro.

“La mano rossa” pubblicata in formato albo nel 1958
“La mano rossa” pubblicata in formato albo nel 1958

Non vale rimarcare l’ingenuità e la prevedibilità di tante storie; la classicità del disegno, sia pure con le varie caratteristiche dei tanti disegnatori che si sono cimentati con questo mito; le righe che indicano le traiettorie delle pallottole o i “bang” e gli “zip” che danno conto degli spari; i pugni che invariabilmente rappresentano l’ouverture dello scontro con il cattivo di turno. Anzi, tutto ciò e tanto altro ancora ha contribuito e ancora oggi contribuisce in modo determinante a legare i lettori a questa collana.
Oltre che particolare, il mestiere dell’eroe è, però, anche complicato e difficile. In 70 anni di uscite mensili l’immagine di Tex Willer sarà invecchiata si e no di una ventina di anni, il che significa che gran parte della sua vita il nostro eroe l’ha passata a cavallo a combattere ingiustizie: non fa in tempo ad iniziare una battuta di caccia con i suoi amici Navajos (di cui è capo con il nome di Aquila della Notte) ed è subito coinvolto in qualche nuova avventura che lo porterà in giro per tutta l’America e anche in altre zone del mondo. Texano di nascita, combatte la guerra di Secessione con i Nordisti per non tradire la sua opposizione alla schiavitù. Conosce e sposa una bellissima indiana, Lilyth, dalla quale ha un figlio: Kit; ma Lilyth muore per la malvagità di alcuni bianchi disonesti e Tex non sarà più attratto da altre donne.
Un destino che, per ora, coinvolge anche il giovane Kit: lui qualche cuore lo spezza, ma poi riprende la via dei grandi spazi del West. Tex non è un eroe solitario: in quasi tutte le avventure è affiancato dal figlio Kit, dal fratello di sangue Tiger Jack (una specie di guardia del corpo di origini navajo) e da Kit Carson. Proprio quest’ultimo è la sua spalla vera e propria: segue fedelmente l’amico, si fida ciecamente del suo istinto e si sottopone a qualche figuraccia dalla quale è tratto fuori dall’eroe.
Soprattutto, però, è in perfetta sintonia con Tex: “Tu l’hai detto, io l’ho pensato” è la frase che pronuncia spesso. Qualche volta ha anche la soddisfazione di essere lui a trarre Tex fuori dai guai. Suo è anche il compito di “alleggerire” le atmosfere, con scambi di battute di solito incentrate sulla sua età non più giovane. Nonostante tutto, continua a preferire gli spostamenti a cavallo rispetto ai viaggi in treno e non disdegna un caffè “nero e forte” consumato all’aria aperta sotto le stelle.
Di non minor rilievo sono i nemici di Tex, da non confondere con i tanti “cattivi” dei vari episodi. I nemici “storici” sono quelli che ritornano a più riprese oppure occupano diversi numeri di seguito: da Mefisto e suo figlio a Proteus, alle Triadi cinesi, a El Muerto, al Maestro. Personaggi che portano Tex alle soglie del mistero e delle scienze occulte, contro cui trionferà grazie alla sua incrollabile fiducia nelle proprie qualità, appunto, da eroe. Un fumetto, quindi, che può essere definito ancora attuale, se non intramontabile e capace di suscitare una passione che può trasmettersi, come si suol dire, di padre in figlio.

Antonio Ricci

 

“Gli eroi son tutti giovani e belli”

Non ce ne voglia Francesco Guccini se rubiamo un suo verso per associarlo ad un eroe che non è il suo “macchinista ferroviere” ma un ranger settantenne che rispecchia in pieno questo ideale. Perché Tex, 70 anni dopo l’uscita della prima striscia, ha sempre i capelli (ancora tutti) neri, il fisico asciutto e solido, nervi d’acciaio, riflessi pronti (la pistola più veloce del West!) e uno spirito sbarazzino. Tutto questo nonostante il gran numero di cicatrici dovute a spari, coltellate e pugni; malgrado un regime alimentare che va dal quasi digiuno nl corso dei lunghi inseguimenti ad abbuffate di bistecche “alte due dita” e patatine assieme all’inseparabile Kit Carson, bevendo raramente acqua e di solito caffè, birra o whisky. Ma l’eroe è, appunto, così: sempre giovane e bello e chi ne è appassionato lo vuole proprio così. Non saprei dire quando sono entrato in questa schiera di appassionati perché da sempre ho trovato almeno due o tre albi sparsi per casa. Credo di essere stato “catturato” da Tex da quando ho imparato a leggere, conquistato dalla sua immagine autoritaria e dall’intreccio di esperienza, abilità, spregiudicatezza e onestà che lo rendono un personaggio carismatico. Da tempo i suoi creatori non sono più al suo fianco ma le storie continuano ad affascinare e a tenere alta l’attesa dei lettori: la fine si può sempre immaginare, ma non ci si può perdere lo sviluppo delle vicende e le tante peripezie che regalano sempre nuove emozioni. Tex appassiona anche per la sue contraddizioni: non si fa scrupolo di usare la pistola ma non manca di permettere a un malvivente di redimersi se coglie del buono in lui. Ha un intuito sensazionale ma a volte cade in tranelli in modo così ingenuo da far saltare sulla poltrona e urlare: “Non farlo!”. È una passione di quelle “sane” che rende piacevole l’appuntamento all’edicola per l’inizio del mese successivo, in attesa di una nuova storia o del completamento di quella già iniziata nel numero precedente. Con la certezza che lui sarà ancora lì a cavalcare nelle vaste praterie, a rincorrere malviventi, a fare giustizia e ad aiutare gli amici. Perché un eroe è sempre “giovane e bello”! (P.P.R.)

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