Il pellegrinaggio del Serra Club a Lucca nell’8° centenario della nascita di Santa Zita

38santa_zitaL’attività del nuovo anno del Serra Club di Pontremoli-Lunigiana è partita con un momento di preghiera e meditazione sulla spiritualità che infiammò lo zelo di carità di Santa Zita, di famiglia di Succisa e diventata presto identità e gloria del paese di Monsagrati e di Lucca.
Nacque nel 1218 da genitori poveri, a dodici anni andò domestica nella famiglia Fatinelli, dove rimase fino alla morte il 27 aprile 1278. Il suo umile lavoro fu arricchito dall’unione con Dio nell’esercizio della carità verso i poveri, il suo culto fu approvato quasi subito dopo la morte e diffuso nel mondo, Pio XII l’11 marzo 1955 la proclamò patrona delle lavoratrici della casa.
I soci e gli amici del Serra insieme al presidente nazionale Enrico Mori e al governatore del Distretto 71 Michele Guidi con una brava guida hanno compiuto tutto il percorso di opere d’arte che fanno splendida la città e focalizzato su testimonianze relative a Zita, la “ragazza” che a pochissimi decenni dalla morte già Dante cita per denominare Lucca, città degli “anzian di Santa Zita”.
La meravigliosa cattedrale romanico-gotica di San Martino, al labirinto, al tempietto del Volto Santo, all’Ultima Cena del Tintoretto, alla bellezza assoluta della tomba di Ilaria del Carretto, aggiunge anche una vetrata policroma moderna con l’icona di Zita, che apre il grembiule pieno di rose in cui si era mutato il pane per i poveri per sottrarla al rimprovero del padrone.
Una sosta davanti a palazzo Fatinelli che in facciata illustra alcuni prodigi dell’agiografia di Zita: il pozzo la cui acqua fu mutata in vino; il miracolo dei fiori. La meta finale in San Frediano, una delle più belle fra le cento chiese di Lucca, in forme romaniche pisane con bel mosaico sulla facciata: divenne sepoltura delle famiglie più ricche, con aggiunte di cappelle esterne per lasciare integro l’impianto a tre navate: in quella Fatinelli fu sepolta Zita, segno che i suoi padroni ne avevano apprezzato “la sua autentica missione di donna” come la definì mons. Giuseppe Fenocchio.
Il suo corpo fu trovato incorrotto e ora è visibile in urna sotto l’altare della cappella che sulle pareti ha quadri con miracoli della Santa e all’esterno la sua prima raffigurazione. Qui in preghiera si è raccolto il gruppo in coerenza con lo spirito che caratterizza i serrani: l’amore per la Chiesa e il sostegno ad “aumentare i suoi operai”come si propose San Junipero Serra fondatore dell’Associazione.
È stata una giornata di armonia che ha lasciato tutti molto soddisfatti.

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