Donaci, Signore, il pane del cielo

Domenica 5 agosto, XVIII del Tempo Ordinario
(Es 16,2-4.12-15; Ef 4,17.20-24; Gv 6,24-35)

31vangeloGesù, con cinque pani d’orzo e due pesci, ha sfamato tantissime persone; ma la folla fraintende il significato del gesto, e vuole farlo re. Non era questo che lui voleva, e perciò si allontana, ma quelli insistono, lo cercano, e lo raggiungono, a Cafarnao, un po’ infastiditi da questa “fuga”: “Rabbì, quando sei venuto qua?”. Gesù, deciso, raffredda il loro entusiasmo: “voi mi cercate, non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati”. In pratica: mi cercate perché avete mangiato gratis.
Questo è quasi sempre il motivo per il quale l’uomo cerca il Signore: per qualche grazia per il corpo. La moltiplicazione dei pani è “segno” che il Figlio dell’uomo, preannunciato dai profeti, è Figlio di Dio. Allora gli chiedono: “Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?”.
La risposta è concisa: “Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato”. Scegliere la libertà significa scegliere la fede come unico compagno di viaggio. Resta solo Cristo e la fede in Lui. Tutto ciò che favorisce l’incontro con il Signore, è il benvenuto. Tutto il resto non è necessario, o è addirittura dannoso.
La fede è l’unico aiuto sostanziale e insostituibile nella nostra complessa vita quotidiana, ma dev’essere una fede forte, convinta e coraggiosa, capace di vincere la tentazione di tornare sui propri passi. I presenti continuano a non comprendere: “I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto…”.
Cercarlo per un pane che perisce non ha senso. Lui può dare molto di più. Lui dona un pane che dura per la vita eterna. Il pane che hanno mangiato è solo un segno, una pallida figura.
Tra schiavitù e libertà nessuno esiterebbe a scegliere la libertà. Ma quando la si raggiunge, vengono a mancare le certezze, e comincia a manifestarsi la paura di sbagliare, di smarrirsi. Perché libertà è anche responsabilità.
A volte si rimpiange il tempo in cui c’erano regole da rispettare senza discutere, ma si avevano in cambio molte certezze in più. Gli antichi israeliti avevano avuto la manna, ed era servita loro ad arrivare fino alla terra promessa. Avevano fatto un patto con Dio, di sottostare ad una serie di regole di comportamento, che avevano permesso loro di restare fedeli all’Altissimo nel corso della loro lunga storia.
Ma ora Gesù presenta un fatto completamente nuovo: “In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo”.
Non capiscono ancora che il Pane è una Persona, continuano a pensare che sia un bene di consumo, e chiedono: “Dacci sempre questo pane” e Gesù ribadisce esplicitamente: “Io sono il pane della vita…”. Dio nutre il suo popolo attraverso Gesù, mandato come rivelatore del Padre. La salvezza per l’umanità sta nel credere che Gesù è colui che discende dal cielo, è il figlio di Dio che dà la vita al mondo. Soltanto nella fede in Gesù l’umanità potrà estinguere la sua fame e la sua sete di verità.

Pierantonio e Davide Furfori

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