I primi 50 anni dell’ Unione doganale europea

Dal 1968. L’abolizione delle barriere commerciali è un aiuto alle economie dei singoli Stati

30Dogana_FrontieraLe cronache non hanno dato grande risalto al fatto che in questo mese di luglio l’Unione doganale europea compie 50 anni. L’abolizione delle barriere commerciali interne era già prevista nei trattati istitutivi della Comunità europea (1957): il grande mercato unico, immaginato dai padri dell’integrazione, avrebbe avvicinato dapprima le economie dei Paesi membri, poi, progressivamente, avrebbe contribuito – sul piano politico – alla costruzione della “casa comune” dopo le divisioni e gli orrori della guerra mondiale.
Le dogane aperte tra gli Stati aderenti all’Ue rispondono al bisogno di facilitare i movimenti dei lavoratori, delle merci, dei capitali e dei servizi, proteggendo al contempo gli stessi cittadini-consumatori e le imprese europee da una “invasione sregolata” dei prodotti esteri, salvo quelli ritenuti utili o necessari o semplicemente appetibili dai mercati europei. Intendendola in tal modo, la cosa appare di grande valore, ma in epoca di euroscetticismo “a priori” e di costruzione di muri “a prescindere”, la stessa può essere indicata come l’ennesimo tentativo di limitare l’autonomia dei singoli Paesi.
Come stato recentemente spiegato a Bruxelles, invece, il varo dell’Unione doganale, nel 1968, “ha segnato il primo passo decisivo verso la trasformazione dell’Ue nel principale blocco commerciale del mondo, in cui le 28 amministrazioni doganali comunitarie agiscono come un’unica entità”. In questo mezzo secolo l’Unione doganale “si è trasformata in un pilastro del nostro mercato unico, tutelando le frontiere dell’Ue e proteggendo i nostri cittadini da merci vietate e pericolose, come armi e stupefacenti, e favorendo inoltre una costante crescita della quota del commercio mondiale”.
30Dogana_Frontiera1A conferma di ciò, i dati del 2017 dicono che le dogane Ue hanno trattato il 16% del commercio planetario. Grazie all’abolizione dei dazi interni le merci possono circolare liberamente, siano esse prodotte nell’Ue o al di fuori delle sue frontiere, mentre gli eventuali dazi sono di norma pagati all’entrata dei confini europei. Al contempo, le dogane esterne “impediscono l’ingresso nell’Unione di prodotti che rappresentano un rischio per la sicurezza o la salute dei cittadini europei o che presentano un pericolo per l’ambiente e il patrimonio culturale europeo oppure merci che pregiudicano gli interessi finanziari dell’Ue e dei suoi Stati membri”.
Al giorno d’oggi, mentre spirano venti neoprotezionisti, con il presidente degli Stati Uniti (maggior partner commerciale dell’Ue) che inizia ad applicare dazi sui prodotti comunitari, l’Unione doganale – che ha ovviamente i suoi limiti e punti deboli – potrebbe mostrare, in Europa e non solo, i suoi molteplici vantaggi. E al contempo avvertire gli Stati membri dell’Unione circa l’importanza e il valore aggiunto del mercato unico per la crescita economica e per la tutela degli interessi dei lavoratori e dei cittadini europei.
Togliendo gli occhiali che inducono allo scetticismo nei confronti di tutto ciò che sa di Europa, anche questo aspetto potrebbe risultare più chiaro.

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