Massa Carrara: piccoli passi per provare a uscire dalla crisi

Nell’annuale rapporto della Camera di Commercio la situazione occupazionale in provincia rimane comunque “esplosiva”

La Provincia di Massa Carrara nella zona di Costa e alle spalle le Alpi Apuane
La Provincia di Massa Carrara nella zona di Costa e alle spalle le Alpi Apuane

Pur nei suoi limiti strutturali e in presenza di situazioni spinose, il sistema economico provinciale sta lentamente uscendo dalla crisi: a dirlo è il Rapporto Economia 2018, presentato lo scorso 19 luglio dai ricercatori dell’Istituto di Studi e Ricerche della Camera di Commercio. Un documento prezioso, quello che da oramai vent’anni la Camera di Commercio mette a disposizione della politica e dell’economia locale, che quest’anno lancia diversi messaggi importanti. Il primo: nel 2017 la crescita del Pil provinciale (+1,1% secondo le stime del centro studi Prometeia) è più bassa della media regionale e nazionale, ma estendendo l’orizzonte all’ultimo decennio il nostro territorio ha dimostrato di essere più resiliente di altri ai contraccolpi della crisi, grazie soprattutto alla sua maggiore apertura internazionale, contenendo il calo complessivo del valore aggiunto al -2,3%, contro il -4,8% nazionale. Il secondo: anche a Massa Carrara comincia a fare sentire i suoi effetti la rivoluzione delle tecnologie 4.0, sul quale molto ha operato la stessa Camera di Commercio con seminari e con l’istituzione di uno sportello di consulenza per le imprese.

La sede della Camera di Commercio a Carrara
La sede della Camera di Commercio a Carrara

I dati del 2017 evidenziano come le imprese manifatturiere più digitali e già ancorate ai temi della quarta rivoluzione industriale abbiano segnato una crescita della produzione del +4,2%, contro il +2,6% di quelle tradizionali, e soprattutto abbiano aumentato, in un solo anno, la propria forza lavoro del 6%. Nonostante la propensione ad aumentare gli investimenti mostrata dalle imprese locali, è da notare però che il 46% delle imprese manifatturiere motiva la scelta di non investire sulle nuove tecnologie per mancanza di risorse economiche. Proprio sul credito emergono le note dolenti. Il costo del denaro in provincia è ai minimi storici (3,3%) anche se più alto dello 0,8% rispetto alla media toscana, tuttavia i finanziamenti alle medio-grandi imprese nel 2017 si sono ridotti dell’1,8%, mentre quelli alle piccole imprese si sono contratti dell’1,5%. Soprattutto, preoccupa la riduzione dei finanziamenti di medio e lungo termine indirizzati ai cosiddetti investimenti produttivi destinati all’acquisto di macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto: -5% rispetto al 2017, in controtendenza rispetto agli andamenti regionali (+2,3%). Fin qui il quadro di insieme, che ovviamente nasconde differenze territoriali e settoriali.

06lavoro_industriaSe si osservano più in profondità i singoli settori produttivi, le notizie non sono pessime. Il manifatturiero ha chiuso il 2017 con un +3,7% della produzione, miglior risultato dal 2007, ottenuto grazie alle performance sia delle grandi che delle piccole imprese, con una ripresa occupazionale stimata al 3%. Nel settore edile, grande vittima della recessione, segni positivi per le costruzioni e l’impiantistica, mentre continuano a soffrire i piccoli lavori edili svolti da imprese artigiane. Il commercio, anche nel 2017, ha visto una marcata diminuzione delle attività al dettaglio fisso (-350 unità in 7 anni) e, parallelamente, un’esplosione dell’ambulantato (+200 unità in 7 anni), grazie all’emersione di attività gestite da stranieri. Nel 2017 il fatturato è aumentato del 2,5% e, dopo molti anni di crisi, l’occupazione è salita dell’1,5%, anche se a carattere prevalentemente atipico e stagionale e quasi esclusivamente della medio-grande distribuzione. Continuano a soffrire pesantemente i piccoli negozi di vicinato, che denunciano un calo del fatturato del 5%, in modo particolare in Lunigiana. Segnali confortanti arrivano da agricoltura e turismo. In sintesi, l’economia provinciale sta uscendo dalla grande recessione, e questa è una buona notizia. Quella cattiva sta nei dati occupazionali: quanto di buono è stato fatto ha sì mosso il tasso di occupazione complessivo, passato dal 57,5% del 2016 all’attuale 58,2%, ma il tasso di disoccupazione è calato solo dello 0,6%, dal 16,6 del 2016 al 16% del 2017: i disoccupati restano vicino alla soglia delle 14 mila unità. Un dato purtroppo non soddisfacente che diventa ancor più preoccupante se si pensa che il tasso di disoccupazione apuano è il più alto del Centro-nord Italia e che il dato medio della Toscana è pari all’8,6%. Numeri che giustificano il preoccupante saldo demografico provinciale: a fine 2017 la popolazione residente era pari a 195.849 abitanti, 731 unità in meno rispetto al 2016; 4.476 abitanti persi negli ultimi quattro anni. (Davide Tondani)

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