Seconda e Terza categoria restano la vera dimensione del nostro calcio

Non è certo un caso se, da sempre, l’ottanta per cento delle nostre squadre naviga ai livelli anzidetti, semmai diventa interessante capire perché non riusciamo proprio a crescere di categoria, almeno in parte, come avveniva fino a qualche anno fa. Detto in termini di passione il quadro del presente non fa una grinza; detto in termini di sperpero di risorse forse lo sforzo non vale la candela, anche se dobbiamo prendere atto che spesso anche la mediocrità resta una risposta possibile ad una mentalità campanilistica che in qualche modo si sta attenuando. 

Per chiudere il conto occorre entrare nel cuore di quello che resta il mondo più realistico del nostro calcio, quello in cui da sempre troviamo collocata la grande maggioranza delle squadre lunigianesi dai tempi della più esasperata abbondanza fino alle miserie presenti. Sia chiaro che siamo del tutto consapevoli che la situazione non potrebbe essere sostanzialmente diversa perché la distribuzione delle squadre nei diversi ambiti ha una sua logica e resta il pane più saporito della vicenda sportiva proprio nella dimensione della competizione, della variabilità e della crescita. Non c’è dubbio, però, che proprio il presente è quello che lascia più perplessi perché nella logica distributiva ci dovremmo aspettare un equilibrio del tutto diverso rispetto alla realtà, con una collocazione più coerente della nostre squadre nelle diverse categorie, tale da dare anche un senso tutto nostro alla competizione. Invece, messa una squadra un Promozione ed una in Prima categoria, in chiara posizione di sofferenza in termini di conflittualità agonistica territoriale, tutto si scarica sulla Seconda e sulla Terza categoria dove, però, da troppo tempo ormai neppure la persistenza del campanile riesce più a dettare tempi diversi della partecipazione. In concreto, andiamo a prendere atto che le nostre squadre agiscono solo nel proprio interesse, comportandosi quasi asetticamente anche nei confronti delle consorelle con le quali dovrebbero, invece, gestirsi in una logica di confronto che potrebbe farsi stimolo reale per costruire qualcosa di concreto.

La rosa della Filattierese 2017/18
La rosa della Filattierese 2017/18

Passati i tempi in cui una intera stagione poteva avere senso solo se si vincevano le due partite con la squadra del comune vicino, al punto che non era neppure importante poi retrocedere perché la soddisfazione cui si puntava ormai era tolta. Non facciamo riferimenti espliciti, ma crediamo che chi abbia seguito con un qualche interesse le vicende del nostro calcio in un passato non più recente abbia potuto verificare quanto realismo ci sia in quanto veniamo affermando. Oggi, sembra proprio che il problema non esista e che il concetto di derby nostrano sia più un espediente di natura narrativa per il cronista d’occasione piuttosto che un fatto che trova poi riscontro sul campo. Il tutto ovviamente sottintende che, eliminata la tensione agonistica a livello territoriale, anche le prospettive vengono gestite in totale autosufficienza, senza che dai confronti tra consanguinei non emergano più quelle sollecitazioni che molto spesso facevano la differenza e diventavano il volano giusto per trovare le motivazioni necessarie alla crescita di categoria. Prendiamo la Prima. Un tempo una pattuglia come quella presente al momento avrebbe potuto provocare scintille tali da incendiare l’intera vallata. L’evidenza ostilità sportiva esistente tra FilVilla e Filattierese, oppure tra FilVilla e Monti sarebbe stata motivo di interesse esasperato per dare significato all’intero torneo. Senza dubbio la carica deriva dagli obiettivi singoli, ma sebbene, ad esempio, quest’anno in qualche maniera qualcosa sia emerso ci si è poi resi conto che alla in fine non era certo l’antagonismo localistico a tenere desto l’interesse generale, ma semplicemente la prospettiva di parte. In poche parole un confronto tra FilVilla e Filattierese ha avuto lo stesso significato di una qualsiasi altra partita di giornata, senza che si potesse anche solo ipotizzare chissà quali sviluppi potesse assumere la vicenda sotto i più diversi aspetti, anche nell’ottica dello spettacolo. Questo vuol dire che raramente un derby nostrano è stato in grado fare notizia anche se alla base dello scontro c’erano problemi di classifica.

La squadra della Fivizzanese
La squadra della Fivizzanese

Più significativo ancora il discorso di strapaese, evidente sulla carta nel caso di Fivizzanese e Monzone. Un tempo si potevano temere esiti da ferro e fuoco con ricadute d’immagine che potevano valere il senso dell’intera stagione, soprattutto per i sudditi cui dare una lezione alla capitale poteva avere un significato di riscatto morale ineguagliabile. Da tempo, è evidente che la questione è passata in secondo piano ed il problema della supremazia territoriale è diventata una questione di poco conto. Quindi, occorre prendere atto che il nostro calcio è cambiato e che certi valori, un tempo portanti di tutto il sistema, sono stati abbandonati per lasciare spazio a tutt’altra situazione. Tanto per chiarire. Una volta bastava un personaggio di spicco del gruppo, fosse esso il presidente o l’allenatore o un giocatore di vaglia, per costruire il mito intorno ad una squadra e a quella figura che, adeguatamente supportata dal gruppo, era capace di coinvolgere frotte di tifosi, richiamati dall’immagine che si era creata quasi spontaneamente. Infranto anche il richiamo dell’identità e dell’appartenenza, purtroppo abbacchiato dalle troppe girandole provocate da fusioni e sovrapposizioni, oggi resta usualmente qualcosa di fittizio intorno al quale costruire un sogno che, in concreto, significa soprattutto investire bene alla ricerca di forze nuove estranee all’ambiente cui affidare l’ipotetico tentativo di crescita destinato nella norma a fallire miseramente, proprio perché fondato sul nulla.

La squadra del Monti. Con la sua vittoria ha evitato una debacle totale del calcio lunigianese
La squadra del Monti

Siamo realisti. Per cercare qualcosa di concreto nella storia della nostre formazioni dobbiamo girare intorno ad una marea di valutazioni che ben poco hanno a che vedere con il presente. Valutando il palmares di squadre come la Filattierese, la Fivizzanese, il Monzone o il Monti potremmo solo dire che c’è da stupirsi che ristagnino in quel limbo insignificante che è la Seconda categoria. Potremmo pretendere per lo meno che navigassero ad alti livelli nella Prima ed ambissero concretamente a puntare più in alto. Invece, anche quest’anno è stata un vera pena. Tanti proclami, tanti buoni propositi, tante intenzioni proclamate ad alta voce, poi il solito piattume per riscrivere la stessa storia degli ultimi anni, fatta di alti e bassi, di assoluta mancanza di continuità, della incapacità di reggere il confronto con le squadre delle altre province, per strappare dopo tanta pena un posticino all’ultimo momento in quei play off che ormai restano l’unico vero punto di arrivo dell’intera pattuglia, perché pensare che qualcuna possa vincere un campionato è una vera utopia. Insomma, saremo forse pessimisti e poco aderenti a quella che dovrebbe essere la vera intenzione di chi perde tanto tempo per allestire una squadra, però non ci potete negare che ormai da troppo tempo stiamo inseguendo chimere che non siamo in grado di costruire, ridotti come siamo a rivolgerci alla Terza categoria per avere una qualche soddisfazione, sia chiaro anche quella riflessa perché, come verificato, è bastata una squadra della lucchesia per affossare tutta la pattuglia nostrana e questo davvero dà il polso più concreto della nostra situazione che, come già detto ripetutamente, proprio non sembra interessare a nessuno visto che a preoccupare sono più i numeri che i risultati.

Luciano Bertocchi

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