La Consulta ecumenica, un segno di unità

Chiese cristiane in Italia: nasce a Roma un organismo atteso da tempo  

47preghieraecumenica_AssisiIl 5 dicembre a Roma è stato compiuto un importante passo in avanti nel cammino ecumenico delle Chiese cristiane in Italia: ha visto la luce, infatti, un organismo che da tempo si aspettava e si invocava da più parti, e che per ora ha preso il nome di “Consulta ecumenica delle Chiese cristiane presenti in Italia”.
Non una nuova struttura “giuridica”. Ma un punto stabile di incontro che nasce, spiega al Sir don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio Cei per l’ecumenismo e il dialogo, come “segno della volontà di continuare insieme il cammino intrapreso negli ultimi anni dalle Chiese, con l’intenzione di avere un organo di collegamento e consultazione il più veloce e agile possibile per poter intervenire come cristiani su temi di attualità o di emergenza e promuovere iniziative comuni; un organismo però che possa anche venir riconosciuto in via ufficiale da ciascuna delle parti in causa, da ciascuna Chiesa”.
A dare il via all’iniziativa nella sede della Conferenza episcopale italiana, i rappresentanti della Chiesa cattolica, della Chiesa apostolica armena, della Chiesa copta ortodossa, della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (con tutte le sue Chiese membra, battisti, esercito della salvezza, luterani, metodisti e valdesi), della Chiesa cristiana avventista del 7° giorno, della Chiesa d’Inghilterra.
All’appello mancavano (per impossibilità a partecipare all’incontro) i rappresentanti della diocesi ortodossa romena d’Italia e della sacra arcidiocesi ortodossa di Italia e Malta (Patriarcato ecumenico), pur interessati però a far parte di questo tavolo permanente. Il prossimo step sarà compiuto il 12 febbraio 2018 quando i rappresentanti delle varie Chiese si incontreranno di nuovo per definire “un regolamento ad uso interno sulle modalità della consulta, i luoghi e la frequenza degli incontri e i membri che vi parteciperanno”, spiega don Bettega, che poi immediatamente aggiunge: “Con la libertà di tenere aperte le porte a tutti, anzi, con la precisa volontà di coinvolgere in questo cammino anche altre Chiese, che per vari motivi finora non hanno fatto parte di questo gruppo di lavoro”.
Sì, perché questo nuovo organismo, simile ad altri presenti in diverse nazioni europee, non nasce dal nulla ma prende le mosse dal gruppo di lavoro che ha pensato, proposto e gestito l’importante appuntamento ecumenico vissuto ad Assisi a fine novembre 2017, quando cristiani di diverse confessioni si sono incontrati per riflettere insieme su come ciascuna Chiesa interpreti “il comune appello ad essere sempre in riforma, sempre provocata dall’unico Vangelo”.
Plaude all’iniziativa monsignor Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino e presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo, che ribadisce come il neonato tavolo di lavoro comune sia da vedere in continuità con quanto sperimentato fin qui negli ultimi mesi: “È il frutto di un lavoro comune che non vogliamo sia disperso né che rimanga episodico. Abbiamo così pensato, in accordo tra tutti, di costituire questa ‘consulta’ che sarà per natura molto leggera. Vuole essere un cantiere di dialogo, di proposte, di iniziative”.
La Consulta, prosegue mons. Spreafico, “è un segno per l’Italia”. “È innegabile: viviamo in un contesto socialmente spaccato. La globalizzazione invece di unirci, paradossalmente, ha generato più segni di divisione che di unità. E ogni giorno questi segni di divisione si perpetuano a livello sociale e politico. Noi come cristiani vorremmo dare testimonianza che, pur nella diversità, che ancora ci separa, è possibile lavorare insieme. Ma per farlo, nessuno può affermare che è l’unico possessore della verità piena. È un principio fondamentale: anche se ognuno crede di camminare nella verità, deve riconoscere nell’altro la presenza di segni che ci uniscono e possono essere un dono reciproco”.

M. Chiara Biagioni – SIR

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