Cosa mangiava il popolo delle Statue Stele?

La conferenza di Michele Armanini ad Aulla nella serata conclusiva delle “Notti dell’Archeologia

statua_steleMichele Armanini ne ha parlato nel corso della terza e ultima serata conclusiva delle “Notti dell’Archeologia” che si sono svolte in san Caprasio nel primo fine settimana di luglio e che hanno visto l’affluenza di oltre cinquecento presenze. Di certo nei periodi più lontani furono cacciatori, poi agricoltori, ma stranamente poco dediti alla pesca: erano queste le attività dei Liguri che popolavano la Liguria e la vasta fascia costiera che si estendeva da Nizza all’attuale Versilia e comprendeva un vasto entroterra, fino alle nostre vallate segnate dalle statue stele.
Ma quali erano le loro abitudini alimentari non è semplice ricostruirlo: ci ha provato Armanini, autore del fortunato volume “Ligures Apuani”. Se nelle alture dell’Appennino ligure, fino al Monte Molinatico, alle spalle di Pontremoli, Angelo Ghiretti ha rintracciato più stazioni di cacciatori preistorici, è negli scavi di Zignago, in Val di Vara, che Tiziano Mannoni ha trovato preziose testimonianze, in particolare manufatti da cucina con resti di cereali: due tipi di grano, miglio, panìco, orzo rimasti bruciati sul fondo di recipienti da cottura.
È un segno evidente dell’uso, più di tre-quattromila anni fa, di minestre, ma sono stati trovati anche oggetti per la messa in forma di formaggi, segno che si praticava l’allevamento, probabilmente delle piccole mucche delle quali la Pontremolese e la Garfagnina potrebbero essere le discendenti. Ma – secondo Armanini – sarebbe interessante anche cercare legami tra gli ovini allevati dagli antichi nostri progenitori e le razze ovine zerasche e massese. Erano allevati, probabilmente allo stato brado, i maiali, ma millenni fa i nostri antenati custodivano anche il pollame, come provano i resti di pasto di galline trovati a Zignago.
Era molto conosciuto il vino e molto meno, se non assente, l’olio d’oliva, utilizzato caso mai per scopi rituali e cosmetici piuttosto che per condimento. Non poteva mancare un accenno al cibo che è un po’ la bandiera della gastronomia dell’alta Lunigiana: le torte d’erbi, nelle infinite varianti legate a tradizioni di famiglia e di paese; sicuramente le erbe spontanee e alcune, forse in parte già coltivate, erano ampiamente utilizzate dai Liguri, così come qualche anziana, ancora oggi le conosce e cucina.
Se questo sia il legame che unisce le abitudini alimentari degli antichi Liguri alle attuali nostre tradizioni è difficile provarlo, ma la suggestione è certamente forte e, comunque, è bello pensare che nei pressi delle misteriose e silenziose statue stele qualcuno pasteggiava con una fetta di torta e un calice di vino.

(Riccardo Boggi)

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