Niccolò V papa, onorò la Chiesa e la cultura

fra_angelicoFurono papi sarzanesi anche Eutichiano e Sergio, ma quello che brilla di fama e di sostegno della cultura e del patrimonio letterario e storico è Tommaso Parentucelli, papa Niccolò V, governò la Chiesa dal 1447 al 1455. Era nato a Sarzana il 15 novembre 1397 da Bartolomeo, medico che morì nel 1401 curando i malati di peste. La madre Andreola di Fivizzano si risposò con un Calandrini di Sarzana. Tommaso cresce insieme al fratello uterino Filippo che nominerà cardinale, una volta fatto papa. La sua scuola di formazione fu soprattutto Bologna, divenne esperto di azioni diplomatiche in missioni di pacificatore presso i sovrani di Francia e Inghilterra per far finire l’estenuante guerra dei Cent’anni. Erano quelli anche anni di complessi dibattiti tra i teologi riuniti nel Concilio di Firenze per tentare una riconciliazione tra chiesa di Roma e chiesa d’Oriente. Tommaso Parentucelli diede contributi di pensiero molto importanti, aveva maturato una profonda conoscenza biblica e della Patristica e Scolastica, che lo portò alla nomina di vescovo di Bologna e poi cardinale e papa. Negli otto anni in cui governò la Chiesa cattolica fu protagonista di azioni veramente grandi. Umanista e mecenate, si impegnò a ricercare codici da ogni parte, che raccolse nella Biblioteca Apostolica Vaticana di cui è stato il vero fondatore. Fece risorgere il ruolo di Roma a stabile sede del Papato, dopo le diaspore di Avignone e il nuovo scisma tra cardinali francesi e italiani con più papi contemporaneamente eletti senza capire chi fosse papa legittimo e chi antipapa, dopo la convocazione dei tormentati concili di Costanza e Basilea, con altri conflitti che mettevano in discussione il primato del papa nei confronti dell’assemblea dei cardinali. Finalmente nel 1450 papa Parentucelli riuscì a celebrare il Giubileo in unione con chiesa d’Oriente e d’Occidente dopo scismi di lunga durata che “avevano avvelenato il mondo”. Fu mecenate che ha lasciato opere che ancora sono gloria artistica di Roma: restauri delle grandi basiliche, riedificazione delle mura e dei ponti sul Tevere, aumento della rete degli acquedotti. Alla sua corte pontificia stavano grandi intellettuali dell’Umanesimo, la cappella Niccolina in Vaticano è un capolavoro affrescato dal Beato Angelico. Nel 1453 Niccolò V si trovò al centro di un evento che cambiò la storia in modo radicale: il sultano turco ottomano Maometto II conquistò Costantinopoli, da allora denominata Istanbul: finiva il più che millenario Impero Romano bizantino d’Oriente e in quella parte di mondo si crearono situazioni religiose, politiche e culturali ancora influenti. Per Niccolò V questo evento epocale fu causa di un dolore frustrante che lo portò alla morte il 25 marzo 1455. Sepolto prima nella basilica Vaticana con un’artistica tomba, poi traslocata e rimpicciolita nelle Grotte Vaticane. L’epigrafe sepolcrale fu composta da Enea Silvio Piccolomini, il futuro papa Pio II, in cui in sintesi si celebrano “il senno, le virtù, la dottrina del papa sarzanese, che superò l’errore dello scisma, ricostruì edifici e buoni costumi, proclamò santo Bernardino da Siena, celebrò il giubileo, incoronò imperatore Federico III d’Asburgo, strinse in lega gli Stati d’Italia, fece tradurre in latino molte opere greche”.

Maria Luisa Simoncelli

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