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All’età di 78 anni, il primo febbraio 1814 morì, a Tunisi, Francesco Seratti, senese di nascita ma di antica famiglia pontremolese. La sua vita trascorse sempre lontano da Pontremoli, ma questo non gli impedì di offrire un contributo determinante e svolgere un ruolo decisivo in numerose occasioni, prima fra tutte l’elezione di Pontremoli al rango di “città nobile” e l’assegnazione della sede vescovile.
Francesco Seratti ricoprì infatti alcuni dei più importanti incarichi alla corte del Granduca di Toscana: già nel 1768 fu nominato Segretario del Dipartimento degli Affari Esteri e, poco dopo, del Consiglio di Stato. Il suo appoggio alla politica di riforme di Pietro Leopoldo lo condusse fino alla carica ministeriale di Consigliere di Stato; caduto in disgrazia agli occhi del sovrano venne “esiliato” con la nomina di Governatore di Livorno; tornò tuttavia a Firenze con l’ascesa al trono di Ferdinando III che chiamò il Seratti alla presidenza del Consiglio. Quando nel 1799, sotto la spinta delle truppe francesi, il Granduca fuggì da Firenze, Francesco Seratti si rifugiò in Sicilia alla corte dei Borboni per i quali fu Ministro delle Relazioni Estere. Sul finire del 1813 decise di rientrare in Toscana, ma la nave sulla quale viaggiava venne assalita dai corsari che si impadronirono di tutte le sue ricchezze; fatto prigioniero e condotto schiavo a Tunisi vi morì poco dopo.
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