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L’inizio di un nuovo anno coincide con l’idea di un rinnovamento delle cose che si esprime tra la retorica di propositi di miglioramento scontati e la sfiducia circa la possibilità di poter realmente cambiare le situazioni.
Questo vale anche per piccole realtà come è quella espressa dal nostro settimanale, sulla breccia da più di cento anni per render conto dei “piccoli” fatti che accadono sul nostro territorio e cercare di leggere, alla luce degli insegnamenti evangelici, i “grandi” avvenimenti su scala nazionale e internazionale.
Un obiettivo e un compito da far tremare i polsi, soprattutto se si pensa alla caratteristica di fondo che ha sempre contraddistinto IL CORRIERE APUANO dal punto di vista giornalistico: la totale gratuità delle collaborazioni.
Una diatriba vecchia, quella tra la qualità che può essere raggiunta da un “professionista” e la “professionalità” che comunque può essere garantita anche da chi professionista non è. Una distinzione sempre più difficile da sostenere, specie in un mondo che, mentre ha sempre più bisogno di volontariato, sembra voler schiacciare lo stesso sotto il peso, che si sta facendo sempre più insostenibile, di leggi e normative quanto mai restrittive e prescrittive.
Non sta certamente a noi giudicare il nostro operato - per definizione “il giornale è dei lettori” e noi questa affermazione, “esagerata” come spesso lo sono le affermazioni apodittiche, la accettiamo – ma sull’impegno a portare avanti il compito e l’obiettivo sopra ricordati ci sentiamo di affermare che facciamo di tutto per rispettarlo, dando in tal modo continuità all’azione di quanti ci hanno preceduto nella redazione del giornale.
Certo i tempi sono cambiati e, in questi ultimi anni, stanno cambiando con ritmi che si sono fatti forsennati. Le nuove tecnologie modificano non solo il modo di vivere, ma anche e soprattutto il modo di pensare delle persone, mettendo a dura prova tante idee e tante attività che nel corso degli anni erano apparse punti fermi ed irremovibili. Nessuno, in questo momento caratterizzato dalla parola “crisi”, è in grado di dire come si svilupperà il mondo dell’informazione; i cambiamenti si sa come iniziano, ma non si sa dove portano, né come vanno a finire. Anche senza farsi prendere dall’euforia della multimedialità, si deve ammettere che sono mutati i rapporti tra i potenziali lettori ed i giornali stampati e ancora muteranno nel futuro, ma questo non toglie ancora a mezzi come il nostro la validità di una presenza da non lasciar cadere e, anzi, da sviluppare e potenziare.
Da sempre, la “politica aziendale” del nostro settimanale è quella dei piccoli passi, con i quali si è sempre riusciti a non rimanere troppo indietro rispetto al progredire delle tecnologie. Così abbiamo intenzione di fare anche in questo tribolato presente e per l’immediato futuro, consapevoli del fatto che la bontà della sostanza spesso può far dimenticare qualche pecca nella forma.
Il 2012, quindi, rappresenta per noi il rinnovato impegno a mantenere IL CORRIERE APUANO al passo con i tempi, continuando quell’esercizio di lettura degli avvenimenti che sovente ci espone a critiche, ma che riteniamo irrinunciabile per dare “sale” alla nostra presenza al servizio della diocesi e, sia pure in termini diversi, della società civile della Lunigiana.
Un servizio che si fonda sulla serietà delle informazioni riportate, senza ricerca di visibilità a buon mercato, ma anche senza timore di assumere posizioni che possano urtare sensibilità politiche o amministrative.
Per quanto ci riguarda, l’espressione che più ci gratifica – e che vogliamo mantenere valida il più a lungo possibile – è quella che spesso si sente dire dai comuni lettori: “L’ho letto sul Corriere Apuano”, come simbolo di credibilità. Un “tesoro” che abbiamo intenzione di tenerci ben stretto.
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