Con il Papa a Tor Vergata i 50 anni del Cammino Neocatecumenale

“Camminare insieme è un’arte da imparare sempre, ogni giorno”  

19Papa_FrancescoPapa Francesco e gli oltre 150mila partecipanti all’incontro del Cammino Neocatecumenale: “Sono felice di incontrarvi e dire con voi: grazie! Grazie a Dio, e anche a voi, soprattutto a quanti hanno fatto un lungo viaggio per essere qui. Grazie per il “sì” che avete detto, per aver accolto la chiamata del Signore a vivere il Vangelo e ad evangelizzare… Vi accompagno e vi incoraggio: andate avanti! E, per favore, non dimenticatevi di pregare per me, che rimango qui!” Queste le parole con cui ha iniziato e concluso il discorso che ha tenuto nel campus di Tor Vergata, per ringraziare il Signore per il dono e i frutti del Cammino approdato a Roma giusto cinquant’anni fa.
“Camminare insieme è un’arte da imparare sempre, ogni giorno”, dice il Papa e suonano una conferma alle parole con cui Kiko Argüello introduce i “Diari” di Carmen Hernandez: “Cinquant’anni senza un attimo di sosta: viaggi, scrutini, visite a tante comunità a Madrid, Zamora, Barcellona, Parigi, Roma, Firenze, Ivrea… Ascoltando e ascoltando ogni fratello sulla sua vita, le sue sofferenze e la sua storia, illuminandola alla luce della fede, della croce gloriosa di Nostro Signore Gesù”.
Cinquant’anni, ma in realtà il Cammino era nato qualche anno prima in Spagna mentre, quasi in contemporanea, il documento conciliare “Sacrosantum Concilium” auspicava: “si ristabilisca il catecumenato degli adulti diviso in più gradi”. Dalle baracche di Madrid, dove era nata la prima comunità, Kiko e Carmen giunsero in Italia e, come primo atto, si recarono a Pompei per affidare a Maria questa opera, da Lei stessa ispirata.

Le comunità sono oltre 21.300 in 134 Paesi dei 5 continenti. Il Papa ha inviato 34 nuove “missio ad gentes” nel mondo e 25 “communitates in missionem” nelle zone più difficili di Roma

Da quel germoglio è cresciuto un albero con oltre 21.300 comunità, in 134 Paesi dei 5 continenti. Un cammino per riscoprire e rivitalizzare il battesimo (attraverso l’ascolto della Parola di Dio, una vita liturgica più partecipata, la testimonianza della comunione e della carità) capace di inaugurare nelle parrocchie una pastorale di evangelizzazione che raggiunga i lontani.
Un albero che dà frutti ogni mese, come profetizzato da Ezechiele: migliaia di famiglie ricostruite; generosa apertura alla vita e, come naturale conseguenza, un fiorire di numerose vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata; l’impegno nella evangelizzazione di famiglie o singoli (locali e itineranti), nelle parrocchie e nelle carceri.
Ed ancora: 120 seminari “Redemptoris Mater”, diocesani, missionari, internazionali, aperti in altrettante diocesi, con 2.300 seminaristi, e che hanno già donato alla Chiesa 2.380 presbiteri; 1.668 famiglie, con circa 6.000 figli, evangelizzanti in 108 paesi; tra queste famiglie, 216, sono raggruppate in “missio ad gentes”, comunità internazionali formate da 4/5 famiglie, con i loro figli, un presbitero, altri fratelli e sorelle non sposati, inviati con una “missio canonica” in zone scristianizzate o pagane; le “communitates in missionem”, intere comunità, giunte alla fine dell’itinerario neocatecumenale, che proseguono l’educazione permanente della fede trasferendosi in missione in parrocchie periferiche con quartieri pieni di immigrati e di lontani.
Ed è stato proprio il Papa che, attorniato da 16 cardinali e una novantina di vescovi, al termine del discorso, ha inviato 34 nuove missio ad gentes in varie parti del mondo e 25 communitates in missionem nelle zone più difficili di Roma. Un solenne Te Deum, cantato a voce piena dall’assemblea festosa dei presenti, ha concluso l’incontro. (Geppe Nicotra)

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