Calcio: la Fivizzanese ci prova ma l’Atl. Forte dei Marmi allunga nella ripresa

I biancocelesti di Poli provano in tutti i modi ad opporsi alla evidente superiorità tecnica dei versiliesi disputando una gara di altissimo livello, ma alla lunga devono soccombere, anche se il risultato finale è bugiardo. Anche l’altra nostrana, l’Atl. Carrara dei Marmi cede nei supplementari al Fortis Camaiore. Ora tutto è compiuto e non ci resta che tirare le somme e riflettere su quanto accaduto in una stagione al solito avara di soddisfazioni.

La squadra della Fivizzanese
La squadra della Fivizzanese

Detto con tutta sincerità abbiamo sperato davvero fino in fondo che la Fivizzanese potesse compiere l’impresa almeno nella semifinale dei play off di Seconda per lasciare così aperto uno spiraglio che illudesse di potere dare un senso diverso alla stagione 2017/18. Nei fatti il sogno è durato solo sessanta minuti, poi l’ineluttabile ha fatto il suo corso e la squadra più attrezzata, ovvero l’Atl. Forte dei Marmi, ha tirato fuori dal proprio cilindro quanto necessario per coronare almeno in parto il suo sogno del momento. Niente da dire, però, perché se i padroni di casa alla lunga hanno meritato di vincere, confermando per altro quanto già visto nella sessione regolare, la Fivizzanese esce a testa alta dopo avere dato un saggio delle sue effettive qualità che, nella fattispecie, potevano sì proporsi come ostacolo momentaneo all’evolvere della vicenda, ma effettivamente non erano sufficienti per ribaltare un pronostico che sulla carta era già scritto e aspettava solo di essere confermato. A dispiacere, quindi, alla fin fine, non è tanto l’esito del confronto, quanto la dimensione del risultato che non disegna in maniera obiettiva quanto il campo ha proposto e penalizza eccessivamente i biancocelesti di Poli cui la sconfitta di misura avrebbe decisamente reso giustizia. Sofismi, direte, ma nel calcio sono quelle particolarità che fanno la differenza, forse solo al momento, perché la storia terrà conto solo del risultato finale, ma fondamentali per definire il senso di un impegno e la qualità dello sforzo compiuto per tendere ad un traguardo, sapendo quanto esso sia difficile da raggiungere, specie quanto ti avanzi una sola chanche, cioè quella della vittoria che, per l’occasione, poteva essere frutto solo di una serie di coincidenze anomale, seppure non impossibili.

Tabellini
Tabellini

Così, ancora mestamente si chiude la stagione calcistica 2017/18, per altro resa ancora più dolente dall’eliminazione anche dell’altra delle nostrane l’Atl. Carrara dei Marmi che, pur avvantaggiata dalla posizione di classifica, si è fatto infilare nei tempi supplementari, quando per raggiungere la finale sarebbe bastato un pareggio che invece è sfumato proditoriamente, colpa forse dell’eccessivo nervosismo, naturale in frangenti come questi. Così, andiamo a prendere atto che, nell’ennesimo confronto tra la Provincia di Massa Carrara e la Versilia ancora una volta sono i nostri vicini a dominare, lasciandoci a mani vuote, a dimostrazione che il livello del nostro calcio, per i motivi più diversi, è sempre più basso ed è quasi da masochisti affrontare impegni e risorse per tentare di crescere quando sappiamo ormai molto bene quanto poco basti ai nostri vicini per surclassarci. Chi sperava che il dilemma fosse solo un problema della Terza Categoria ora dovrà prendere atto che la storia si viene ripetendo da tempo anche in Seconda come dire che il nostro destino sembra sempre più essere quello degli sparring partners piuttosto che dei contendenti con qualche pretesa. Un dilemma che apre pesanti interrogativi sul futuro prossimo perché un calcio che non cresce, anzi continua praticamente a diminuire di livello ed a contrarsi nella partecipazione dovrebbe fare riflettere chi tira le fila della vicenda per trovare modi diversi per impostare la situazione e inventare soluzioni che diano nuova linfa al settore, cosa che può succedere solo ottenendo dei risultati e non rimediando solo figure barbine come purtroppo è successo in maniera palese anche in questa stagione. Ed è da qui che parte la nostra riflessione di sintesi su quanto avvenuto nei diversi campionati, dai quali come noto abbiamo rimediato ai play off solo una promozione dalla Terza alla Seconda, quella dell’Atl. Podenzana, ovvero il minimo possibile per salvare la faccia, mentre nelle altre situazioni abbiamo dovuto prendere atto, senza tema di smentita, che le nostre squadre non sono più in grado di emergere come un tempo ed è già un miracolo grosso che riescano a rimanere dove sono, senza subire l’onta di retrocessioni mortificanti. Tanto per rispettare le gerarchie partiamo al solito dalla nostra più in evidenza, quella Pontremolese che, negli ultimi vent’anni, è stata il fiore all’occhiello del nostro calcio, per un breve frangente accompagnata anche da altre formazioni poi, ovviamente uscite di scena soprattutto per l’incapacità del territorio di gestire situazioni di quel livello magari nello stesso contesto. Proprio la Pontremolese resta lo specchio più obiettivo di un quadro che non sembra avere assolutamente la possibilità di uscire dalle secche della propria storia. Crediamo sia nella memoria di tanti come gli azzurri, attraverso diverse traversie, abbiano calcato palcoscenici di tutto effetto per un lunghissimo frangente al punto da illudere di potere tentare altra sorte in lidi da sempre sognati, ma chiaramente inarrivabili almeno per un territorio deprivato come il nostro. Dopo tanta dovizie, gli anni dieci del nuovo secolo stanno rappresentando in maniera quasi ossessiva la difficoltà di mantenere il livello e solo lo sforzo di molti in tutti i sensi permette di tenere viva una tradizione, perché di questo ormai si tratta, che molti si domandano se abbia un senso effettivo. Certo, alle spalle di tutto un obiettivo importante c’è e lo sapete bene, quel centenario che ormai incombe e che meriterebbe di essere festeggiato nel migliore dei modi. Ma, sia chiaro fin d’ora, non pretendiamo niente di eccessivo, tipo una promozione o qualcosa di simile, vorremmo solo che le sofferenze di quest’anno fossero ridimensionate e una squadra almeno competitiva tenesse alto il blasone svolgendo il dovuto ruolo di protagonista di un torneo che, almeno dalle nostre parti, ha una sua importanza, anzi per il novantanove per cento delle società calcistiche resta un obiettivo inarrivabile, da sempre sognato, ma spesso neppure tentato, perché al di sopra di ogni effettiva possibilità, almeno per il momento. Quest’anno la storia della Pontremolese è stata di quelle che diventa anche difficile da raccontare perché infarcita di assurdità che hanno impedito ad un gruppo sulla carta abbastanza attrezzato di trovare il modo per esprimersi al meglio. C’è voluto il timore concreto del tracollo per mettere rimedio ad una situazione a rischio, tanto più che nelle intenzioni non c’era niente di eclatante, ma proprio solo la voglia di rimanere lì per tenere il palcoscenico giusto per impostare la festa a venire. Come sia andata è nella mente di tutti e tutti siamo nella necessità di stendere un velo pietoso su quanto appena trascorso, appena illuminato da un finale che ha permesso di tirare il fiato e cominciare a credere che costruire qualcosa di concreto sia ancora possibile. Solo a questo vogliamo guardare, senza continuare a spingere la lama nella ferita perché, come detto, la nostra terra soffre di masochismo endemico a diversi livelli ed insistere nella crudeltà sarebbe decisamente eccessivo e questo esula dalle nostre intenzioni anche le più perverse.

Luciano Bertocchi

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