Risplenda su di noi, Signore Gesù, la luce del tuo volto

Domenica 15 aprile, terza domenica di Pasqua
(At 3,13-15.17-19;   1Gv 2,1-5;   Lc 24,35-48)

15vangeloI discepoli di Emmaus, dopo aver riconosciuto Gesù nello spezzare il pane, tornano di corsa a Gerusalemme per raccontare agli apostoli l’accaduto e lì vengono a sapere che il Risorto è già apparso a Pietro. “Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: Pace a voi!”.
“Stette” è un verbo statico che non suppone alcun cambiamento di luogo. Il Risorto non “viene” ma è già lì in mezzo ai suoi discepoli. Deve solo rendersi visibile e loro devono porsi nella condizione di poterlo vedere. E li saluta con lo shalom, non un semplice saluto, ma l’augurio di tutti i beni messianici annunziati dai profeti.
L’incontro con il Risorto non è facile. Gli apostoli sono spaventati. Non è facile credere che quel Gesù che hanno visto messo a morte sulla croce sia lì in mezzo a loro. Hanno paura, esattamente come le donne di fronte alla visione degli angeli, ma lui li rassicura: “Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho”.
Lo pensavano come un “fantasma”, come uno che non esiste, uno che è comunque morto. Un avvenimento mai accaduto, sconcertante, li porta ad immaginarsi spiritelli e fantasmi. Non riescono a riconoscere ciò che vedono. il loro sguardo si ferma all’apparenza.
Il Risorto li invita ad uno sguardo realistico. Guardate e toccate. Sono proprio io, ma bisogna guardare le mani e i piedi. Poi, come ha già fatto con i due di Emmaus, mangia con loro, e spiega le Scritture che parlavano di lui, e, con questi due ‘gesti’, dissolve dubbi e timori; infine annuncia la discesa dello Spirito Santo, il Paraclito, il Consolatore, che darà loro il coraggio di uscire dal cenacolo, e iniziare a parlare di Lui. Non dice “voi sarete testimoni.”, ma “ voi siete testimoni.”
Il comando impegna già il presente. C’è un solo modo di essere testimoni oggi di un evento accaduto 2000 anni fa: Cristo deve risorgere, continuamente, ogni giorno, dentro di noi. Solo così saremo capaci di trasmetterlo al prossimo. Non è importante “che cosa” raccontare, ma “come”. Il Risorto vive in noi e determina il nostro comportamento e stile di vita. Allora potremo testimoniare in modo credibile di essere veri seguaci di quel Cristo morto, ma soprattutto “risorto” per la salvezza di ognuno. 

Pierantonio e Davide Furfori

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