Non si è dissolto il sogno di Martin Luther King

Il 4 aprile 1968 veniva assassinato il leader nero che predicava la fratellanza cristiana

Martin Luther King (1929 - 1968)
Martin Luther King (1929 – 1968)

Fu un assassinio politico, una cospirazione come sostiene la famiglia, o la furia omicida del “lupo solitario” James Earl Ray a colpire mortalmente Martin Luther King il 4 aprile 1968 a Memphis? Il tribunale condannò a 99 anni di carcere quell’uomo di 40 anni evaso da prigioni del Missouri e che ritrattò il crimine.
Molti dubbi rimangono come per altri delitti politici, è certo che togliere di mezzo un militante per l’uguaglianza di diritti civili per i neri non dispiacque ai segregazionisti e razzisti bianchi. Fu bersaglio dell’America conservatrice, bigotta, Hoover capo della polizia federale gli fu nemico ostinato, lo diffamò invitandolo perfino a suicidarsi.
Nel 1964 già era stato ucciso Malcom X, radicale difensore dei neri con la lotta violenta, di diversa estrazione sociale rispetto a King, pastore battista come il padre, dottore in teologia, ammiratore di Gandhi e di Mandela.
A 26 anni è già leader carismatico della ribellione dei neri contro la segregazione ad Atlanta sua città natale, cambia vita dopo l’atto di protesta di Rosa Parks che a Montgomery sale sull’autobus riservato ai bianchi, è arrestata, ma la Corte Suprema le darà ragione con la sentenza di incostituzionalità della segregazione sui mezzi di trasporto.
Luther King è scelto come portavoce indiscusso delle rivendicazioni dei neri, usa nuove modalità di resistenza passiva, il boicottaggio dei mezzi pubblici, disobbedienza civile, organizza sit-in e marce contrastate dalla polizia, conosce il carcere. In India incontra la famiglia Gandhi; sempre più famoso per la sua capacità evocativa, ha carisma e cultura, usa parole che fanno riflettere anche i bianchi degli Stati del Sud dell’Unione segregazionisti molto più di quelli del Nord.

Washington, 18 marzo 1966. Martin Luther King alla Casa Bianca con il presidente Lyndon Johnson.
Washington, 18 marzo 1966. Martin Luther King alla Casa Bianca con il presidente Lyndon Johnson.

Famoso il discorso a Washington del 28 agosto 1963 del sogno che i suoi quattro figli “vivano un giorno in una nazione dove non saranno giudicati per il colore della pelle ma per chi sono nel cuore”.
Dopo l’assassinio di Kennedy è più faticoso condurre il movimento, che conosce differenziazioni al suo interno, ma arrivano risultati importanti: il presidente Johnson nel 1964 firma l’Atto dei Diritti civili che rende illegale la segregazione razziale a cui seguirà l’Atto che dà diritto di voto a tutti i cittadini neri degli USA.
Nel 1964 Luther King è tanto famoso e apprezzato da meritare il Nobel per la pace, un riconoscimento che gli procura molta attenzione dei media e la questione dei diritti civili acquista rilevanza internazionale. Vengono organizzate grosse manifestazioni per rendere attuata nel concreto la parità giuridica tra bianchi e neri perché, nonostante le leggi e i principi costituzionali, le discriminazioni, i pestaggi, le violente repressioni continuano.

Washington, 28 agosto 1963. Martin Luther King alla marcia per i diritti civili
Washington, 28 agosto 1963. Martin Luther King alla marcia per i diritti civili

La grande marcia di protesta a Los Angeles nel 1965 è repressa dalla polizia, che colpisce duro. Il bel film “Selma” ricostruisce le tre marce partite dalla piccola città dell’Alabama verso Montgomery e finite nel sangue; nell’opulenta Chicago King guida proteste per ottenere leggi per il diritto della casa, dello studio, crede nell’efficacia delle azioni politiche contro la povertà e le discriminazioni.
All’inizio non aveva mirato a diventare guida politica, ma gli eventi lo portano a fare discorsi pubblici contro l’intervento americano nella guerra in Vietnam, sostiene che bisognava avere un nuovo esecutivo capace di giungere alla pace. Questa posizione indebolisce il rapporto di King col partito democratico, è sempre sorvegliato da FBI, che mette un infiltrato fra i suoi collaboratori.
Si arriva all’epilogo tragico, nel marzo 1968 in uno sciopero a Memphis dei netturbini viene ucciso un ragazzo, Luther King interviene, fa il suo ultimo discorso e il 4 aprile viene ucciso a 39 anni. Si scatena la rabbia dei neri, la repressione costa 43 morti, tanti feriti e molte migliaia di arresti.
La speranza di giustizia e libertà, in cui confidava papa Paolo VI nel ricordo del coraggioso pastore cristiano, si è rafforzata arrivando fino all’elezione di Obama, ma l’uguaglianza dei diritti nella pari dignità delle persone è ancora un traguardo lontano e non solo in America.

Maria Luisa Simoncelli

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