Elezioni 2018: risultati che vanno oltre le aspettative e i timori di tutti

Un'elettrice davanti all'elenco dei partiti e dei candidati
Un’elettrice davanti all’elenco dei partiti e dei candidati

L’immagine dell’Italia che esce dalle elezioni del 4 marzo è preoccupante e nessuno in questo momento riesce ad immaginare quali possano essere le prospettive per un governo credibile e che possa durare più di una stagione. Che il Paese fosse diviso politicamente in tre tronconi si sapeva, come pure era facile prevedere che nessuno sarebbe stato in grado di superare la fatidica soglia del 40%. Tuttavia ad ogni piè sospinto si proclamava che non ci sarebbero state alleanze, non ci sarebbero stati “inciuci” con le altre parti spesso definite con epiteti offensivi. Ora se qualcuno vorrà fare un governo – sia Di Maio o Salvini o chissà chi altro – non potrà fare a meno di cercare alleanze o appoggi esterni. In campagna elettorale quasi nessuno ha misurato le parole e ora quelle parole pesano come pietre sulle possibili intese. Gli esiti elettorali hanno chiaramente sancito vincitori e sconfitti. Soltanto che il panorama che si presenta non è quello tradizionale. Si è capovolto il mondo, politico ben inteso. I segnali c’erano tutti, ma nessuno poteva immaginare, neppure i soggetti interessati, che le vittorie della Lega con Salvini e dei Cinque Stelle con Di Maio potessero avere una tale rilevanza. Come pure nessuno poteva immaginare la retrocessione di Berlusconi con Forza Italia da una parte e il crollo del Pd di Renzi dall’altra a questi livelli. Il Movimento 5 Stelle , col 32,68% alla Camera e il 32,21% al Senato risulta di gran lunga il partito iù votato. Come coalizione risulta vincente quella di centrodestra col 37% alla Camera e il 37,49% al Senato. Sarebbe tutto normale se non fosse che la Lega ha superato abbondantemente (17,37% alla Camera e 17,62% al Senato) Forza Italia ferma al 14,01% alla Camera e14,42% al Senato, ribaltando quindi le gerarchie interne alla coalizione e ponendo Salvini come interlocutore principe per un eventuale incarico di governo. Centrosinistra e sinistra-sinistra hanno subito una debacle impensabile: il Pd si ferma al 18,72% alla Camera e al 19,12% al Senato. Liberi e Uguali, che avrebbero dovuto raccogliere il popolo della sinistra scontento, vanno poco sopra la soglia del 3%. L’Italia è profondamente divisa in due tronconi… e mezzo. Tutto il Nord è appannaggio della coalizione di centrodestra a guida Salvini, tutto il Sud, isole comprese dove il Movimento ha fatto cappotto, si è posto sotto l’egida di Di Maio. In mezzo, ma ridimensionato in modo drastico, il Pd. Tradotto in seggi, tenendo conto che la maggioranza è 361, significa che alla Camera troviamo il centrodestra con 245 seggi, il M5S con 226, il centrosinistra con 135, Leu con 16 e altri partiti con 8. Al Senato, tenendo conto che la maggioranza richiesta è 158, le cose cambiano di poco; il centrodestra ha 129 seggi, M5S 115, il centrosinistra 50, Leu 8, altri partiti 13. In base ai risultati ottenuti è già aperta la battaglia tra Salvini e Di Maio per proporsi come candidati alla formazione del nuovo governo. Il primo perché guida la coalizione che ha ottenuto più voti, l’altro perché è il candidato premier del partito che ha avuto il maggior successo. È una bella sfida tra leader “populisti” che Mattarella dovrà sbrogliare. Per il momento il Presidente tace. In questo quadro l’oggetto del desiderio – ironia della sorte – risulta essere il Partito Democratico che solo ha i numeri da offrire per una alleanza con uno dei due. Ma le condizioni del Pd sono, dal punto di vista politico, tragiche e cominciano a volare gli “stracci”. Pare che ci sia veramente l’intenzione di riflettere sulla sconfitta: Renzi ha annunciato le dimissioni, ma non subito. E la cosa ha fatto arrabbiare parecchia gente. La Serracchiani, governatore del Friuli Venezia Giulia, ha dato le dimissioni dalla segreteria del partito. Ma anche molti dirigenti regionali non hanno esitato a trarre le conclusioni del voto ed hanno annunciato un passo indietro dalla guida del partito nei loro territori. Si va dall’Umbria alla Campania alle Marche, ma si ha sentore anche di altre zone. Non si sa in quali condizioni il Pd possa andare alle consultazioni col Capo dello Stato. Ciò che più preoccupa, però, è il quadro generale che ne esce. Sembra che le tematiche più convincenti nelle decisioni di voto siano state da una parte – Lega – quelle della paura degli immigrati, dall’altra – M5S – il tasso di disoccupazione altissimo nel Sud. Ci si è affidati alle promesse e se quelle del lavoro e dell’occupazione sono legittime, salvo capire cosa si possa “inventare” e quanto possa costare il reddito di cittadinanza promesso, le paure del diverso, dell’immigrato non sono del tutto onorevoli puzzando spesso di razzismo, come tanti fatti di cronaca, anche di questi giorni stanno a dimostrare. Non è semplice l’Italia che è uscita dalle urne.

Condividi

Scrivi un commento