Crocifisso, ma non vinto. E’ Pasqua di Risurrezione!

Giotto, Resurrezione e Noli me tangere (1303-1305). Padova, Cappella degli Scrovegni.
Giotto, Resurrezione e Noli me tangere (1303-1305). Padova, Cappella degli Scrovegni.

Non troveremo mai le parole adatte per parlare compiutamente della Pasqua. L’evento centrale della nostra fede cristiana può solo essere accostato con approssimazione alle intuizioni della fede e alle fragili elaborazioni della teologia. Gesù è risorto e vive. Restano per noi inaccessibili le modalità di questa misteriosa vita nuova. Ma un fatto è certo: la morte è stata vinta e la Resurrezione di Gesù proclama la vittoria di Dio.
Un Dio amante della vita e che scarta tutto ciò che la svilisce e la squalifica, come l’arroganza dell’uomo verso il fratello e verso il Creato, le trame egoistiche e violente degli interessi individuali, la brama insaziabile di potere, le emarginazioni programmate dei meno fortunati.
Di fronte agli squallidi scenari del mondo stanno, come potente correttivo, il cammino del Figlio dell’Uomo ela sua storia di assoluto amore. Morte e Resurrezione di Gesù non sono solo un fatto storico, ma pure paradigma della più sconcertante e impensabile verità di Dio e dell’Uomo. Verità, riconciliazione, perdono splendono nel mistero del Risorto.
Spendersi nell’opera del Signore è consentire alla logica della Pasqua di intessere la trama della vita, e fare del trionfo che Dio celebra nella profondità del suo Mistero e della sua trascendenza fermento di storia diversa e qualitativamente meno deprecabile e amara. Dio non celebra in solitudine il suo trionfo. Nonostante le cocenti delusioni che incontriamo nel nostro andare nel mondo, la vittoria di Dio è realtà compiuta nella carne benedetta del Figlio suo e nostro fratello.
Per il credente che riflette sulla vittoria compiutasi nel Risorto, la storia si svolge come su due piani: la cronaca che si vede, ma che non è tutta la realtà, e il disegno di Dio che sta più in profondità. Un disegno osteggiato e combattuto. Addirittura c’è un tempo in cui le forze del male sembrano prevalere, come indica la croce, ma sappiamo che l’ultima parola è la Resurrezione. La via di Dio, dell’autodonazione totale, è crocifissa. Non vinta.
E allora il mattino di Pasqua dobbiamo, nella grazia della speranza vera, adorare e cantare. Soprattutto ringraziare con tutto il nostro essere. Per riprendere il cammino quotidiano abbandonati alla misericordia del Padre e alla certezza di un approdo che non potrà deludere. “Poi, sarà la fine, quando Egli consegnerà il Regno a Dio Padre…”.

Ivana Fornesi

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