Giornata del Ricordo: un libro per capire

Le foibe del Friuli-Venezia Giulia Franco Stefani nel suo “Senza pace. L’incerto confine orientale italiano in 30 anni di storia (1915-1945)” spiega quelle tremende vicende

06IstriaAlla vigilia del Giorno del Ricordo, il libro di Franco Stefani “Senza pace” è analisi storica da segnalare, basata su fonti ricercate con difficoltà e complesse (9 le pagine che elencano saggi e documenti consultati) su una terra di intricati e fatali contrasti in cui hanno vissuto e vivono le popolazioni del confine nord-orientale d’Italia. L’autore cerca una visione complessiva dei gravi problemi di un trentennio, ne coglie le relazioni in una lettura unitaria senza rinunciare allo specifico delle diversità etniche e delle tragedie come quelle consumate nelle foibe carsiche e a lungo trascurate nella memoria perché scomode per motivi politici e ideologici.
La prima guerra mondiale cambiò la geografia politica della regione,”redenta” dalla dominazione austro-ungarica e non tutta di etnia italiana. Le autorità italiane non salvaguardarono “il poco rimasto alle popolazioni giuliane e istriane”, che erano anche slovene, croate, serbe, dalmate; un fanatico nazionalismo italianizzante cancellò ogni possibilità di dialogo e mise in ginocchio Trieste, il porto mitteleuropeo, con perdita di ogni valore dei titoli austriaci e sequestro della marina mercantile.

Oltre le ideologie

La Giornata del ricordo rende onore alle vittime di un inferno, quello delle foibe, colpevolmente rimosso per quasi mezzo scolo: Giorgio Napolitano non ebbe paura di definirlo “congiura del silenzio”. E per un uomo che aveva militato nel Pci, che aveva visto i partigiani italiani a fianco dei comunisti di Tito, nella lotta antifascista, non doveva essere facile ammettere “l’aver negato, o ignorato, la cruda realtà degli eventi per pregiudiziali ideologiche e cecità politica; l’averla rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali equivale ad uccidere due volte le troppe vittime innocenti”. Una celebrazione, quella del 10 febbraio, che aldilà delle polemiche di tipo ideologico, deve aiutare tutti a ricordare che non c’è una dittatura buona e una cattiva. È arrivata l’ora di pronunciare una verità libera per chi vuole riconciliazioni basate su metodi storiografici. I ricordi ragionati devono prendere il posto dei rancori esasperati per guardare agli eventi reali senza paura, senza nazionalismi, senza pregiudizi; per riconoscere alla memoria il severo monito ed un impulso a garantire la dignità della persona ed il rispetto dei diritti umani. A vantaggio della democrazia, della giustizia, della libertà, del dialogo e della condivisione. Pilastri su cui poggiano progresso e civiltà.
(Ivana Fornesi)

06foibeIl programma di italianizzazione conteneva l’abolizione di ogni autonomia, la revisione della toponomastica con traduzioni in italiano dallo sloveno e dal croato, i cognomi latinizzati, l’insegnamento solo in lingua italiana, l’epurazione di pubblici funzionari e giornalisti definiti sovversivi o antinazionali. Sono modi che, paradossalmente, saranno adottati per reazione dal taglio giuliano-dalmata dell’incipiente fascismo.
A complicare sarà anche la questione di Fiume, la marcia dei legionari con D’Annunzio (e col liccianese Alceste De Ambris), risolta col trattato di Rapallo del 1920 con riconoscimento di Istria e Dalmazia italiane e nessuna garanzia per i 330mila slavi che rimasero dentro le nuove frontiere italiane. Vennero gli anni del fascismo, dell’alleanza coi nazisti a cui si associarono i ribelli (ustasă) cetnici di Ante Pavelic, addestrati a Borgo Taro; il forsennato antislavismo infiammò il nazionalismo degli slavi del sud (jugoslavi), la formazione di gruppi partigiani contro gli invasori tedeschi e contro i fascisti, che avevano invaso la Slovenia e la Dalmazia e premevano anche dall’Albania fatta italiana dove Mussolini dava ordine di essere “ladri, assassini e stupratori” (G. Ciano, Diario, II, Milano, 1950, p.60).
L’iniziativa nel 1941 la presero i partigiani comunisti di Tito, che reclutò serbi, montenegrini, croati, dalmati, sloveni e diventerà loro liberatore indiscusso con progetti di formare uno stato federativo in cui includere anche le popolazioni della Venezia Giulia almeno fino al Tagliamento.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 la II Armata italiana in Jugoslavia si liquefà, circa 6mila soldati si aggregano ai partigiani titini, questi cominciano l’epurazione indiscriminata dei fascisti e dei civili italiani dalle terre istro-dalmate e poi giuliane. Comincia la tragedia delle foibe, le cavità dove furono fatte precipitare migliaia di persone (10mila per alcune stime) e circa 300mila vennero profughe in Italia, dove non ebbero buona accoglienza. La Giornata del Ricordo del 10 febbraio è stata istituita nel 2004 per risarcimento di tanto dolore e fare memoria storica, non politicizzata, delle vittime. (Maria Luisa Simoncelli)

Condividi

Scrivi un commento