Il falò di San Geminiano ha raggiunto vertici inusitati

Il 31 gennaio a Pontremoli, nel tardo pomeriggio della festa del Patrono. Uno spettacolo indifferente alle avverse condizioni atmosferiche

06falò_Massari2Ci sono situazioni nelle quali l’imbarazzo del cronista va ben oltre la pagina bianca, ma cozza contro i limiti della propria professionalità per la difficoltà di trovare le parole giuste per raccontare, come è lecito, un avvenimento eccezionale.
Il dubbio di non rendere appieno l’evento, infatti, diventa assillante perché ti rendi conto che dire di avere assistito ad uno spettacolo indimenticabile appare riduttivo; constatare che fortunatamente c’era un refolo di marino a piegare lievemente l’immane fiammata, altrimenti si sarebbe raggiunta la perfezione, è quasi un eufemismo; che il gioco di luci e di ombre offerto dall’anfiteatro naturale tra i due ponti, gremito all’inverosimile di gente estasiata proprio per la compattezza con la quale la pira si è consumata lentamente, ordinatamente, estaticamente, è solo un modo quasi banale di rappresentare la realtà.
06falò_Massari1Ed è allora che lo sguardo cerca una giustificante più concreta per rendere ragione alle sensazioni che stai incamerando e ti immergi nello sguardo di Marcello e della sua signora, ospiti d’occasione, un misto di livornese e lunigiano alla ricerca di emozioni, in cui la luce del piacere che illumina i loro occhi deve combattere con quella che rimbalza dalla pira, in un misto di impressione e costernazione che fatica a rendersi conto di come sia possibile godere di tanta bellezza.
Giocando sugli altri sensi, avverti che manca qualcosa nell’insieme, ovvero al reiterarsi dei cori di parte che si alzano compatti, consapevoli del diritto di doversi esaltare, non ritorna la voce della parte avversa, stranamente assente, forse perché consapevole che, almeno quest’anno, non ci sarebbe stata competizione, visto quanto dato.
06falò_Massari4Ma non ti importa, per unirti solerte al lungo goduto applauso che la gente ha voluto tributare alla pattuglia davvero nutrita dei fuochisti che, quando la fiamma è divenuta ormai sopportabile, escono insieme sul piazzale per ottenere un riconoscimento non solo preteso, ma chiaramente meritato.
Mentre la folla, sostanzialmente incapace di dare un giudizio che non fosse esaltante, sciamava lentamente per perdersi nella notte, la pira sembrava non volersi esaurire e continuava a lanciare i suoi bagliori, indifferente anche alla fastidiosa pioggerellina che aveva reso cupa una giornata davvero uggiosa, ora invece fulgida e solenne, anche se nulla di fatto era cambiato. Il grazie che esce spontaneo dopo avere goduto di tanto spettacolo è il minimo che si possa donare a questa banda di stacanovisti elettivi che sudano ben più di sette camicie per rinnovare la tradizione, da tempo ormai appuntamento ineludibile della festività patronale.
Se è stato bello ed eccitante quanto ci hanno offerto, non è dammeno il sapere che si continuerà a guardare al futuro per proseguire nella tradizione, in quel dualismo spontaneo con i cugini della parte avversa che deve e vuole essere gioco di parte, senza finzioni, l’un contro l’altro armati, però, solo del grande amore che sanno dare alla loro città che proprio in questi eventi si esalta per ritrovare intatto il proprio passato. (lb)

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