Le suore di Santa Francesca Saverio Cabrini a Pontremoli e a Bagnone

Santa Cabrini, la patrona degli emigranti, morì a Chicago il 22 dicembre 1917

Santa Francesca Saverio Cabrini (1850-1917)
Santa Francesca Saverio Cabrini (1850-1917)

In Lunigiana c’è stata nei secoli una notevole presenza di suore, oggi invece ne sono rimaste poche. Pontremoli aveva avuto le Rocchettine e le Agostiniane; dal 1893 al 2000 le Figlie di Sant’Anna, dal 1906 al 1980 le Suore della Carità in aiuto all’Ospedale e Casa di Riposo Galli Bonaventuri, le Suore della Misericordia per servizi al Seminario, volute dal vescovo Milani (1874-1889) rimaste fino al 1987. Dal 1915 al 1984 le Suore di Francesca Saverio Cabrini. Oggi ci sono le Suore Missionarie Rurali del Lieto Messaggio e poche altre isolate presenze.
Parliamo delle Suore Cabrini a Pontremoli e a Bagnone nel centenario della morte della fondatrice. Tutto muove da Serafina Mazzetti che si era fatta suora delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, ordine fondato da Francesca Cabrini; aveva la casa paterna a Ceretoli, la donò nel 1915 per aprirvi una missione cabriniana, poteva servire anche come rifugio per altre suore se la guerra in corso si fosse combattuta anche in Lombardia.
Vennero in tre e fondarono una scuola per i bambini del paese e prestarono ogni aiuto possibile. Da Ceretoli vennero a Pontremoli, il vescovo Fiorini e benefattori, specialmente Vincenzo Baracchini, presero in affitto parte di palazzo Ruschi-Pavesi dove le suore avviarono una scuola di lavoro (facevano anche reti per portabagagli nei treni), un asilo, assistenza scolastica e catechismo. Si trasferirono poi nella villa Angella ampliando l’attività di assistenza e insegnamento.
Su iniziativa del vescovo Fiorini e di don Irino Pilati, a San Nicolò fu acquistato palazzo Venturini per installarvi scuola di lavoro e scuola elementare. La sede del convento era in via dei Mille, dove fu aperto un Istituto Magistrale privato, per rispondere al bisogno di emancipazione femminile mediante lo studio (la Regia Scuola Normale presso il Conservatorio di S. Giacomo d’Altopascio, istituito nel 1785, non rispondeva più alla formazione dei maestri secondo le linee della riforma Gentile).

L'edificio dell'Istituto Magistrale "Cabrini" a Pontremoli sul viale intitolato alla santa, in una cartolina della fine degli anni Cinquanta del Novecento
L’edificio dell’Istituto Magistrale “Cabrini” a Pontremoli sul viale intitolato alla santa, in una cartolina della fine degli anni Cinquanta del Novecento

Nel 1925 fu aperto un laboratorio di passamaneria e sartoria a mano per aziende. L’esigenza di nuovi spazi portò all’acquisto di un terreno nella zona del bambarone, dove fu costruito un grande edificio inaugurato nel 1939, con scuola materna, elementare, media, istituto magistrale e corsi professionali (aperto il primo corso per computer), legalmente riconosciute e parificate, con internato e semiconvitto. Vi insegnavano suore diplomate e laureate ed esterni, tra cui don Celeste Baldini e don Emilio Cavalieri.
Alle scuole Cabrini si sono formate generazioni di donne di Lunigiana e tutto è stato molto apprezzato. Nel 1958 fu aperto l’Oratorio femminile “Fiorini” e nel 1968 al passo del Brattello mons. Fenocchio realizzò una cappella dedicata alla madre Cabrini “santa degli emigranti”. Le suore sono rimaste fino al 28 luglio 1984. La loro attività pedagogica e di apprendimento di mestieri sembra una deviazione rispetto alla missione rivolta agli emigranti, ma non è così perché Pontremoli e la Lunigiana sono terre di forte emigrazione, osserva la storica Lucetta Scaraffia in una relazione tenuta a Roma in due Convegni del 2000 sulla Madre Cabrini e in un articolo da lei scritto per il Corriere Apuano del 6 gennaio 2001. Tutto il complesso è stato venduto a privati che vi hanno organizzato un’azienda per l’accoglienza di anziani.
A Bagnone le Missionarie del Sacro Cuore sono state operative con l’asilo voluto e realizzato dalla famiglia Quartieri. Sono state presenti per oltre 50 anni fino al 1982, impegnate a dare i primi fondamenti di formazione spirituale, aprirono una scuola di ricamo e cucito in piazza Marconi. Aprire corsi di formazione professionale mirava a dare speranze di lavoro sul posto per evitare l’emigrazione, che fu massiccia anche nelle nostre terre; progetti in sostanza coerenti con la missione di assistenza della Santa degli emigranti. La passione missionaria l’aveva portata ad aggiungere il cognome Saverio per la venerazione sempre avuta per san Francesco Saverio, gesuita missionario nel Cinquecento in India, Giappone e Cina. Il Comune di Bagnone salutò con gratitudine le suore per l’attività educativa svolta, i comitati per i festeggiamenti fecero erigere una lapide a ricordo.

Una vita spesa per inserire con dignità gli emigranti, importante risorsa per i paesi accoglienti

01Francesca_Cabrini1La vocazione missionaria di Francesca Saverio Cabrini si manifestò molto presto. Era nata a Sant’Angelo Lodigiano nel 1850. Giovanissima, chiede di entrare in convento ma non è accolta perché malferma di salute. Il parroco le affida la cura dell’Orfanotrofio di Codogno. Perde presto entrambi i genitori, la solitudine rafforza la sua vocazione a farsi missionaria, soddisfatta quando il vescovo di Lodi la invita a fondare un Istituto di Missionarie.
Nel novembre 1880 compra una casa e nasce il suo Ordine delle Missionarie del Sacro Cuore. Papa Leone XIII invece che in Asia, dove avrebbe voluto andare, la manda negli Stati Uniti per assistere i moltissimi emigranti italiani (20 milioni in un secolo, quasi la metà del Paese). Il 19 marzo 1889 mons. Scalabrini vescovo di Piacenza consegna a Madre Cabrini e a sei sue suore il Crocifisso. Le piccole “mammole” sbarcano a New York, organizzano un Liceo per emigranti italiani, scuole elementari e asili. Madre Cabrini è povera, ma si fa forte di tanta fede, della benedizione del Papa.
L’amicizia con una ricca emigrante italiana permette l’apertura di scuole nei quartieri più degradati e violenti. Offre agli emigrati italiani, trattati come schiavi, strutture di assistenza quali orfanotrofi e ospedali e di integrazione come la scuola, che affiancava all’insegnamento dell’inglese quello della lingua e cultura italiana, della religione cattolica, per non far perdere gli aspetti fondamentali dell’identità originaria e dare dignità oltre che alleviare la miseria o portare rimedio a tragedie personali. Ha elaborato una strategia di assistenza, che le suore continuano a praticare in tutto il continente americano, con la consapevolezza che gli emigrati non sono un peso per il Paese in cui arrivano e che i problemi si affrontano con l’assunzione di responsabilità e non con proteste generiche o lamentele. Verità più che mai attuale.
Fu proclamata santa dal papa Pio XII nel 1946 e patrona degli emigranti nel 1950.

Paola Bianchi

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