La scomparsa del festeggiato: il Dio incarnato nella figura di Gesù

01editorialeIl tempo del Natale del Signore sta volgendo al termine, sia dal punto di vista strettamente liturgico, che civile. Due sfere, quella religiosa e quella secolare, abituate a convivere per il rilievo sociale che il Natale riveste anche tra quanti non si sentono appartenenti alla comunità dei credenti. Ma che l’equilibrio tra l’anima spirituale e mondana del Natale sia saltato, è evidente. Per rendersene conto basta utilizzare Google come “termometro”.
Digitando il testo “Natale 2017” compaiono ricette natalizie, idee di arredo, i film in uscita. La sezione delle immagini fornisce ancora addobbi, alberi decorati, babbi natale o pupazzi di neve. Tra le notizie, riferite ai giorni immediatamente precedenti il 25 dicembre, le statistiche sulla spesa alimentare, la corsa ai regali, gli alberi di Natale di Roma e Napoli.
I social network, proiezione della personalità di ognuno di noi, sono stati un’invasione – spesso sterile, molesta e compulsiva – di auguri a catene immense e spesso anonime di “amici” con a tema babbi natale, renne, paesaggi innevati, vignette, aforismi, foto di tavolate. Il vero festeggiato, il Dio incarnato nella figura di Gesù per attuare un progetto di liberazione e salvezza dell’uomo, è scomparso.
Sicuramente c’entra lo smarrirsi del senso religioso, come certifica una ricerca riportata da La Stampa del 23 dicembre, secondo la quale in Italia diminuiscono i praticanti e pure l’adesione “culturale” al cattolicesimo; c’entra anche lo “snaturamento del Natale in nome di un falso rispetto di chi non è cristiano, che spesso nasconde la volontà di emarginare la fede” denunciato da Papa Francesco nell’udienza generale del 27 dicembre.
Ma strenne e slitte sono proiettate o appese sulle facciate delle chiese e anche le parrocchie cedono a “contaminazioni” più o meno evidenti del messaggio natalizio, mentre a promuovere quest’ultimo sono i politici (spesso in chiave identitaria o di esclusione del diverso), per questo anche le comunità cristiane devono riprendere una seria riflessione sul loro modo di comunicare il Natale.
Come cristiani, evidentemente, non siamo immuni dal contribuire alla scomparsa del festeggiato, presi come tutti, più che dall’attesa del Natale di Gesù, dalla corsa ai regali, dai saggi e dalle recite di fine anno e dalle cene augurali con colleghi e amici, come se il mondo a Natale finisse anziché ricominciare secondo nuove prospettive. All’eliminazione di ogni riferimento alla nascita di Gesù stiamo contribuendo un po’ tutti, dimenticando che – sempre usando le parole del Papa – “se al centro c’è Lui, allora anche tutto il contorno, cioè le luci, i suoni, le varie tradizioni locali, compresi i cibi caratteristici, tutto concorre a creare l’atmosfera della festa. Ma se togliamo Lui, la luce si spegne e tutto diventa finto, apparente”.

Davide Tondani

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