Intervista ai giovani che stanno svolgendo il Servizio Civile alla Misericordia a Bagnone

I ragazzi che svolgono il servizio civile alla Misericordia di Bagnone
I ragazzi che svolgono il servizio civile alla Misericordia di Bagnone

La prima domanda potrebbe essere questa “Che cos’è il volontariato?” Che cos’è quella “cosa” dai contorni sfumati, che non si riesce ad afferrare a pieno, difficile da definire con parole semplici, ma che muove un esercito pacifico di persone spingendole a occuparsi degli altri? Una delle risposte più belle sta in una frase che piaceva molto a don Lorenzo Milani, tanto da farla scrivere sui muri della sua scuola di Barbiana “I care”, che si può tradurre con “Mi interessa, mi prendo cura, conta su di me”. Il bando per il servizio civile permette a circa 1.765 giovani di dedicare il proprio tempo al prossimo più fragile, per i motivi più svariati, e avere un primo approccio con il mondo del volontariato ottenendo un piccolo compenso finanziato dal “Fondo sociale europeo”.

A tal proposito abbiamo incontrato i quattro giovanissimi che hanno scelto di trascorrere un anno (ottobre 2017-ottobre 2018) presso la Venerabile Misericordia di Bagnone, seguiti dalla competenza e squisita umanità del governatore Antonio Ballestracci, affiancato dal “suo” appassionato staff. A Michela Raffa, Eleonora Malatesta, Joshua Aiello e Alessandro Cabras abbiamo rivolto le seguenti domande.

Ragazzi, come mai avete deciso di svolgere il servizio civile?
Ce ne avevano parlato alcuni amici che avevano già svolto questa esperienza. Eravamo incuriositi. Ne abbiamo discusso con i nostri genitori che ci hanno appoggiato e spronato ad entrare nella bella famiglia della Venerabile Misericordia.

Qual è il vostro compito specifico?
Prevalentemente saliamo, con un operatore, sulle auto che accompagnano persone malate o anziane nei luoghi di cura. Trattasi di un servizio sociosanitario per otto ore giornaliere che ci permette di affezionarci a tanti “nonnini” che, spesso, raccontano episodi della loro vita: legami, lavoro, solitudine… Le gratificazioni umane ricevute sono davvero tante.

L’esperienza che state vivendo è come ve la immaginavate?
Meglio, senza dubbio. Prima guardavamo con titubanza i volontari; sembrava un modo strano di impiegare il tempo libero. Non è affatto così. Ciò che diamo è sempre inferiore a ciò che si riceve. Siamo orgogliosi di aver frequentato il corso di primo soccorso e di indossare la divisa della Venerabile Misericordia.

Quanto inciderà, secondo voi, sulla vostra vita futura quello che state facendo?
Ci farà crescere e vedere il mondo ed il dono della vita in maniera diversa. La solidarietà non sarà mai più parola astratta, ma bellezza da vivere e condividere. Sappiamo che ci sono giovani che, dopo il periodo stabilito, sono divenuti volontari appassionati e “contagiosi”.

Insomma, fra ambulanze e uffici hanno scoperto la loro vocazione-missione di donare qualcosa di sé agli altri. Quindi auguriamo ai nostri protagonisti di essere faro per tanti altri amici a vantaggio del bene comune nella consapevolezza che ogni gesto donato con gioia è un sentiero d’amore. Ivana Fornesi

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