Ius Soli: cittadinanza e inclusione per partecipare alla vita dell’Italia

A Pontremoli si è svolto il convegno con il prof. Rossi e mons. Perego. Un’occasione per riflettere sul ventaglio di possibilità e sulla proposta ferma al Senato. Negare questo diritto spinge ad una società che rifiuta il senso di comunità

L'intervento di mons. Perego
L’intervento di mons. Perego

Ius soli, espressione giuridica antica, indica l’acquisizione della cittadinanza di un determinato Paese come conseguenza del fatto che lì si è nati. L’argomento è scottante e, dato il nuovo disegno di legge 2092, fermo al Senato, ora più che mai fulcro e causa di contrasti etici e politici.
Di questo hanno discusso il prof. Emanuele Rossi, docente di diritto costituzionale alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, e mons. Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e direttore della Fondazione Migrantes, durante la conferenza moderata dall’avv. Umberto Zangani, svoltasi sabato scorso al Cinema Manzoni di Pontremoli. I saluti iniziali sono stati portati dai locali presidenti del Serra Club, Paola Bianchi, e del Lions Club, Roberto Delvecchio, organizzatori dell’incontro. Vivo compiacimento per l’iniziativa è stato espresso dal sindaco di Pontremoli, Lucia Baracchini.

Il saluto di Paola Bianchi (Serra Club Pontremoli Lunigiana) e di Roberto Del Vecchio (Lions Club)
Il saluto di Paola Bianchi (Serra Club Pontremoli Lunigiana) e di Roberto Del Vecchio (Lions Club)

Il prof. Rossi ha guidato i numerosi presenti attraverso una chiara esposizione dell’argomento. Esistono diverse versioni di ius soli. Il più semplice è il cosiddetto ius soli “puro”, che prevede l’acquisizione della cittadinanza in base al luogo di nascita. Un esempio: gli Stati Uniti d’America. Esiste poi quello “temperato”, per il quale la cittadinanza è ottenuta non solo per nascita ma con l’aggiunta di requisiti prestabiliti. A questo si lega la versione “a chiave multipla”, per la quale, i requisiti necessari per ottenere la cittadinanza sono rivolti soltanto alla persona stessa (chiave unisoggettiva) oppure ad altri membri della sua famiglia (plurisoggettiva). Infine troviamo lo ius soli marginale, secondo il quale acquisisce la cittadinanza chiunque sia nato da genitori ignoti o apolidi.
Ad oggi in Italia, secondo la legge 91/1992, diventa cittadino italiano, al raggiungimento della maggior età, chiunque sia nato sul nostro territorio, chi abbia almeno un genitore italiano (iure sanguinis) o venga adottato da cittadini italiani. La cittadinanza italiana si può infine acquisire per matrimonio.
45IusSoli03Con la proposta di legge in discussione, del tipo ius soli temperato, è cittadino per nascita chi è nato nella Repubblica italiana da genitori stranieri di cui almeno uno sia titolare del diritto di soggiorno permanente o sia in possesso del permesso di soggiorno UE di lungo periodo; il diritto viene allargato al minore nato in Italia o entrato prima dei 12 anni purché abbia frequentato per almeno 5 anni uno o più cicli scolastici e anche a chi è entrato in Italia prima della maggiore età, residente da almeno 6 anni e in possesso di un titolo di studio o di una qualifica professionale.
Mons. Perego ha affrontato l’argomento dal punto di vista umano e sociale, ricordando che il concetto di cittadinanza è nato per includere (il riferimento è andato agli antichi imperi, dal romano all’austro-ungarico) e non per escludere. Non ha più senso sottolineare le differenze tra persone che abitano nello stesso territorio in base alle differenze dal punto di vista dei diritti e dei doveri: la cittadinanza, anzi, è occasione per includere chi proviene da altri luoghi e culture. Il negarla oggi, sicuramente non esprime e non aumenta di certo il senso di comunità.

L'avv. Umberto Mangani introduce i due relatori al convegno: a destra Emanuele Rossi, docente di diritto costituzionale alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e, a sinistra, mons. Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e direttore della Fondazione Migrantes
L’avv. Umberto Mangani introduce i due relatori al convegno: a destra Emanuele Rossi, docente di diritto costituzionale alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e, a sinistra, mons. Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e direttore della Fondazione Migrantes

Allargare la cittadinanza a chi vive nel nostro Paese non significa perdere identità o nascondere e cancellare le diversità di ognuno, ma semplicemente inserire quello che si era presentato come “straniero”, snellendo iter burocratici che spesso si prolungano all’infinito. C’è anche un senso di giustizia in tutto questo: agli sportivi si aprono le porte perché possono alzare il livello tecnico delle squadre e delle rappresentative: perché questo non può valere anche per chi svolge lavori “normali” e può dare un contributo sociale ed economico altrettanto significativo?
In un tempo in cui davvero si può dire che tutto il mondo è paese, la globalizzazione porta cambiamenti repentini dei quali non possiamo rimanere ostaggi né vittime; è necessario non farsi sovrastare da essi ed imparare a governarli, almeno in un’ottica tecnica e legislativa.

C. A.

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