Il Vescovo Giovanni Santucci nella S. Messa di Tutti i Santi

Alcuni brani dell’omelia di mons. Giovanni Santucci nella celebrazione del 1° novembre a Pontremoli in Concattedrale

42Vescovo_Pontremoli_Ognissanti1Una celebrazione particolare quella di oggi, legata a quello che vivremo domani: il ricordo dei nostri morti. Una sottolineatura preziosa, non solo per il suffragio, per la preghiera che faremo per i nostri defunti, ma per guardare noi, la nostra vita e la nostra condizione di persone che devono vivere con gran fatica giorno dopo giorno.
Nessuno è senza problemi, forse i bambini; allora che senso ha tutta questa fatica, questa sofferenza? Per arrivare dove? Ecco, allora, che questa nostra situazione attuale deve essere guidata da questo sguardo profetico, di fede perché noi, attraverso il battesimo, siamo già figli di Dio e siamo già in quella esperienza di vita infinita che Dio dona ai suoi figli. Noi, dirà S. Paolo, siamo già figli di Dio e coeredi di Cristo e amiamo pensarci nella gloria che il Padre ha preparato per noi nel Regno dei Cieli. Questa fede ci spinge ad una vita impegnata nel bene, nell’amore a Dio e ai fratelli, nell’attesa del premio che Dio dona ai suoi servi fedeli.
36Vescovo_Santucci1Allora è il senso dell’infinito e dell’eterno che dona valore alla fatica e alla sofferenza. Questa è la visione dell’apostolo Giovanni nel libro dell’Apocalisse, quando vede una moltitudine immensa davanti al trono di Dio; hanno i rami di palma nelle mani e una veste candida. Chi sono costoro? Sono coloro che hanno lavato nel sangue dell’agnello la loro veste. Così la raccomandazione che lo stesso apostolo rivolge ai cristiani nella sua lettera: noi siamo figli di Dio e saremo simili a lui; per questa speranza purifichiamo noi stessi come egli è puro. Io vorrei invitarvi, però, a fermare la vostra attenzione e la preghiera sul capitolo 5 di Matteo: il discorso della montagna che abbiamo appena ascoltato. Gesù sale sulla montagna e questo, nell’allusione di Matteo rimanda al salire di Mosè sul monte Sinai, dove Dio parla a Mosè. Qui è Gesù che parla e dona a tutti noi, soprattutto ai credenti, una nuova legge, propone una nuova alleanza con Dio, insegna un modo nuovo di vivere, di cercare, di rapportarsi con i fratelli.
Le beatitudini, allora, diventano i nostri comandamenti: la povertà, la mitezza, la misericordia, la purezza del cuore, operare per la pace; sono virtù da cercare, anche sapendo che questo genera un contrasto profondo col mondo, che si esprime, senza mezzi termini, nella persecuzione.
I buoni, i generosi, gli impegnati saranno sempre perseguitati. Perché il regno dei cieli, e non questo mondo, è la meta, è il premio che dona la beatitudine. E vi inviterei anche a sottolineare l’aspetto temporale che il brano di Matteo esprime: beati ora perché sarete consolati; beati ora, anche se la consolazione deve venire. Beati voi perché sarà per voi il regno dei cieli. Siamo chiamati alla santità e oggi contempliamo i fratelli che hanno creduto e vissuto il vangelo e li vediamo nel regno di Dio. A loro chiediamo aiuto e protezione nel cammino della vita.

† Giovanni Santucci, Vescovo

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