Un rispetto della natura che nasce dal rispetto per l’uomo

Consegnato ad Andrea Mariani, per il libro “Papa Francesco: no alla cultura dello scarto”, il Premio “La penna dello Spirito” organizzato dal Serra Club

Andrea Mariani  sacerdote e docente universitario originario di Lissone, accanto a lui Patrizia Rossi direttrice della biblioteca Nazionale Serra.
Andrea Mariani sacerdote e docente universitario originario di Lissone, accanto a lui Patrizia Rossi direttrice della biblioteca Nazionale Serra.

“La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare. Il Creatore non ci abbandona, non fa mai marcia indietro nel suo progetto di amore, non si pente di averci creato. L’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune”. Così parla Papa Francesco nella sua seconda enciclica “Laudato sì” e proprio da queste parole nasce l’idea di Andrea Mariani, sacerdote e docente universitario originario di Lissone, di scrivere il libro “Papa Francesco: no alla cultura dello scarto”, presentato il 4 novembre scorso a Pontremoli, come vincitore della XII edizione del Premio letterario “La Penna dello Spirito”, promosso dalla Biblioteca Nazionale Serra e dal Serra Club Pontremoli-Lunigiana e rappresentati all’incontro dalla direttrice della biblioteca Patrizia Rossi e dalla presidente della sezione Paola Bianchi. Ma alla manifestazione era presente un vero e proprio “parterre de roi” del mondo del Serra Club, tra gli altri Dante Vannini past president internazionale, Emanuela Costa presidente nazionale, Gemma Sarteschi Presidente Fondazione BJ Serra ed Enrico Mori, Governatore del Distretto 71. Oltre alla gradita partecipazione del sindaco Lucia Baracchini. Una platea di assoluto livello che dimostra l’importanza del Premio come ha sottolineato anche l’emozione di Mariani: “è stata una sorpresa – ha raccontato – ed è una sorpresa ricevere tutto questo affetto, vedere tante autorità e tante persone qui ad accogliermi”. Il problema che l’autore tratta nel libro è centrale nel nostro tempo: si parla sempre di ambiente ed ecologia, ma spesso ci si dimentica dell’uomo. È necessario passare da un’ecologia unicamente ambientale e naturalistica ad un’ecologia umana; il rispetto della natura dipende in primis da una sua adeguata visione antropologica.

La platea presente alla premiazione tenutasi all'interno dei locali del Vescovado in piazza del Duomo
La platea presente alla premiazione tenutasi all’interno dei locali del Vescovado in piazza del Duomo

Tre sono le parole chiave: vita, bioetica e senso. Vita, perché è ciò che rende ogni uomo diverso da qualsiasi oggetto, ciò che lo rende sempre un fine, mai un mezzo. Bioetica: la necessità, cioè, di riscoprire il grande valore dell’uomo in un’ottica cristiana ed umana. Senso, perché è proprio ciò che manca al giorno d’oggi. Spiega così Mariani: “Provate a chiedere a qualcuno: chi sei? Vi risponderà con nome e cognome, come se la domanda fosse: come ti chiami? Ecco, è questa la prova della profonda crisi dell’uomo. Sì, perché è l’uomo ad essere in crisi, non Dio. L’unico modo per risolvere il problema è coglierne la ragione profonda. Ebbene, io dico che dobbiamo ricoprirci di gioia, abbandonare le periferie esistenziali in cui ci siamo relegati e dare valore all’uomo, non come padrone della natura ma come uomo in quanto tale. Siamo chiamati ad essere pellegrini, non viandanti; ad avere una meta, a camminare verso una tensione graduale, progressiva, che non si ferma”. La cultura dello scarto si genera nel momento in cui all’uomo non è riconosciuta la sua vera entità; scambiato per oggetto, diventa uno scarto non appena si fa inutile, quando si rompe ed inizia a non funzionare più, a non produrre. Ciò che ci viene chiesto è proprio di non pensare all’uomo come strumento ma come fratello, non alla natura come mezzo ma come casa. Abitare la ‘casa comune’ significa creare legami, relazioni. Significa reinventarsi, fare scelte consapevoli di respiro globale. Significa che tutti viviamo sotto uno stesso tetto e che il primo errore è proprio quello di chiudersi in una stanza, lasciando fuori gli altri. “La vita è bella se la si vive insieme – conclude Mariani – è un po’ come ballare. E, come nel ballo, è fondamentale sciogliere le mani perché nessuno può ballare a braccia conserte. Muovere i piedi per lasciarsi andare al mistero di una stanza buia prendendosi il rischio di inciampare, vivere il dubbio e la sorpresa senza dover necessariamente avere tutto sotto controllo; seguire la musica, ascoltare cioè quell’impulso che ti fa muovere, quella voce che ti fa agire, non importa da dove venga, importa solo che tu la senta bene e non la perda mai di vista”. Costanza Antoniotti

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