Ha sete di te, Signore, l’anima mia

Domenica 12 novembre, XXXII del tempo ordinario
(Sap 6,12-16; 1Ts 4,13-18; Mt 25,1-13)

42vangelo“Il regno dei cieli sarà simile…”: con questo frase tipica di Gesù, che apre così molte parabole, siamo subito condotti nel vivo del racconto. La parabola ritrae le usanze matrimoniali del tempo: il giorno precedente le nozze, al tramonto, il fidanzato si recava, con gli amici, a casa della fidanzata, che lo attendeva, insieme ad alcune amiche.
Dunque ci sono dieci vergini che, nella notte, escono per andare incontro allo sposo. Sembra quasi che descriva l’accoglienza di un re in visita ufficiale a una città. Un re, Gesù Cristo, che viene ad aprirci il regno dei cieli. “Cinque di esse erano stolte e cinque sagge”. Per illuminare il buio si portano tutte una lampada, ma solo cinque si portano anche dell’olio di scorta, nel caso lo sposo tardasse ad arrivare e le lampade si spegnessero. Stoltezza o prudenza/saggezza, non c’è alternativa. La differenza sta nel prepararsi o meno all’incontro con il Signore, prendendo con sé l’olio.
È saggio chi ascolta la Parola e la mette in pratica; è stolto chi ascolta e non fa. L’ascolto è comune allo stolto e al saggio: ciò che li differenzia è la pratica. Questo è l’essenziale. Lo sposo in effetti tarda e le vergini si addormentano.
A mezzanotte, giunge l’annuncio che lo sposo sta finalmente arrivando. Le cinque senza olio chiedono alle cinque con l’olio di condividerlo, ma ciò non è possibile, e sono costrette ad andarne a comprare dell’altro. In loro assenza, lo sposo arriva, viene fatto entrare e si celebrano le nozze.
Sembra una risposta dettata dall’egoismo e dalla mancanza di carità, ma in realtà è un modo per spiegare che, nel giudizio finale, nessuno è più in grado di fare qualcosa per un altro: ognuno deve rispondere per sé. In altri termini, l’incontro con il Signore va preparato prima, non si può rimediare affannosamente all’ultimo istante.
Quando le cinque senza olio tornano, trovano solo una porta chiusa, e lo sposo non le riconosce. Lo sposo e le nozze sono il Regno dei Cieli, del cui arrivo non possiamo sapere “né il giorno né l’ora”. Le vergini sono l’umanità, che ha bisogno di restare vigile.
Ma non in attesa spasmodica: tutte e dieci si addormentano, quindi è lecito riposare. La cosa importante è farsi trovare pronti, con l’olio per le lampade, con quello che mantiene viva in noi la Sua luce: con l’amore per Dio e per il prossimo.
L’errore delle cinque che non si portano dietro l’olio è comune. È l’errore di chi non è costante, di chi pone un impegno superficiale nell’amare il prossimo, sperando che presto giunga il Regno e quindi non se ne debba più preoccupare. Ma poi le vergini senza olio compiono anche un secondo errore: sono convinte che l’olio possa essere condiviso. Purtroppo così non è.
L’amore per Dio, l’amore per il prossimo, le buone azioni di una persona, possono salvarne un’altra solo se quest’ultima, influenzata da esse, si converte. Ma le vergini senza olio non sono convertite, vogliono solo approfittarsi della previdenza delle altre. Vogliono entrare nel Regno senza sforzo, sfruttando l’impegno altrui. Non funziona così. Ciò che il Figlio ci chiede è di rispettare ciascuno, singolarmente, i Suoi due comandamenti, e in maniera costante, in modo che, qualsiasi siano il giorno e l’ora prefissati, noi possiamo mostrare senza paura di aver tenuto la lampada accesa.

Pierantonio e Davide Furfori

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