Commercio in Lunigiana: calano i negozi, boom per gli ambulanti

Tra il 2010 ed il 2016 il commercio a sede fissa è calato del 9,1%, si registra invece un + 18 per  gli ambulanti. Pontremoli è l’unico comune “grande” che segna dati negativi in entrambe le voci 

acquisto clienteTra i vari capitoli del Rapporto Economia Lunigiana recentemente presentato dai ricercatori della Camera di Commercio (abbiamo già affrontato il dato sui depositi bancari), di particolare rilievo è quello dedicato all’andamento del commercio. Un andamento, quello del settore commerciale, conseguente alle dinamiche del quadro socioeconomico locale e alle trasformazioni che investono il comparto a livello nazionale e internazionale. Dai dati forniti nel Rapporto Economia emerge che in Toscana, dal 2010 al 2016, le attività di commercio al dettaglio in sede fissa sono diminuite del 4,3%; in provincia di Massa Carrara, nello stesso periodo le “botteghe” si sono ridotte dell’8%. Il crollo maggiore ha riguardato il settore non alimentare. Al contrario, nei 6 anni presi in considerazione, è letteralmente esploso il commercio non in sede fissa. Aumentano gli ambulanti (+19,5% in provincia, +11,9% in regione) probabilmente a causa dell’emersione di attività straniere. Aumento vorticoso anche per le attività non in sede fissa che non fanno riferimento al commercio ambulante; questo comparto, che annovera le vendite “porta a porta” e quelle online, è cresciuto del 36% in Toscana e del 19% a Massa Carrara.

mercati-ambulantiE la Lunigiana (qui i dati alla fine del 2016)? Nei 6 anni presi in considerazione il commercio al dettaglio in sede fissa, nei 14 comuni della Val di Magra è diminuito del 9,1% – dato superiore alla media provinciale – mentre quello in sede non fissa è aumentato del 18%. Complessivamente le attività commerciali sono diminuite del 2,1%, ma con differenze importanti da comune a comune. Limitando l’analisi solo ai comuni più popolosi, dove numeri più grandi conferiscono alle percentuali una più robusta significatività statistica, si osserva come ad Aulla, nonostante l’alluvione del 2011 che ha messo in ginocchio il commercio cittadino e trasformato i connotati della città, il numero di attività commerciali non ha subito alcuna variazione. Osservando separatamente le due categorie, è aumentato del 33% quello in sede non fissa, si è ridotto del 7% il commercio in sede fissa, che contava a fine 2016 ancora 278 attività. Un trend, quello aullese, che però non può essere letto separatamente dal +4,6% di negozi nel vicinissimo comune di Licciana, che include la prima periferia di Aulla (Masero e Terrarossa) o l’aumento delle attività registrato a Podenzana. Va molto peggio quando ci si sposta da quello che è da sempre considerato il baricentro economico della Lunigiana alla periferia. A Fivizzano le 96 “botteghe” censite nel 2016 sono il 15,8% in meno rispetto a 6 anni prima e l’aumento degli ambulanti (28 a fine 2016) porta a -6,8% il totale generale. A Villafranca il commercio in sede fissa ha perso in 6 anni il 16,1% delle licenze, ora limitate a 73, mentre aumenta del 44% il commercio in sede non fissa. A Pontremoli, unico tra i comuni più popolosi, segno meno sia per i negozi (-11,9% in 6 anni, sono 155 quelli censiti a fine 2016) che per gli ambulanti (-2,5%), segno inequivocabile di una crisi del commercio che la vivacità delle iniziative di intrattenimento non riesce a nascondere. (Davide Tondani)

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