Il Papa a Cesena e Bologna: una politica e una città più a misura d’uomo

Si è svolta domenica 1 ottobre la visita pastorale di Francesco in Emilia Romagna

37papabologna1Un braccialetto giallo, ricevuto in dono. Il Papa lo mette subito al polso, e così diventa lui stesso uno dei richiedenti asilo dell’hub regionale di via Mattei, prima méta del suo viaggio a Bologna, dopo la tappa a Cesena. Sono mille, gli ospiti della struttura, hanno i volti e le storie di tanti colori diversi. Francesco li saluta uno per uno e dice: “Vengo in mezzo a voi perché voglio portare nei miei i vostri occhi, nel mio il vostro cuore”. I migranti vogliono essere “adottati”, assicura il Papa usando questo termine anche dopo, nell’Angelus recitato a San Petronio.

Cesena: le due “ricette” del Papa

37papabologna4Francesco Zanotti, direttore del settimanale diocesano “Corriere Cesenate”, ha sintetizzato l’insegnamento che il Papa ha impartito nei due discorsi tenuti a Cesena in due “ricette”. La prima – scrive Zanotti – è quella della “buona politica”, quella che si spende per il bene comune di tutti. “Una politica che non sia né serva né padrona, ma amica e collaboratrice; non paurosa o avventata, ma responsabile, quindi coraggiosa e prudente nello stesso tempo; che faccia crescere il coinvolgimento delle persone, la loro progressiva inclusione e partecipazione”. Una buona politica che “non lasci ai margini alcune categorie, che non saccheggi o inquini le risorse naturali. Una politica che sappia armonizzare le legittime aspirazioni dei singoli e dei gruppi tenendo il timone ben saldo sull’interesse dell’intera cittadinanza”. Così esercitata e impersonata la politica diventa “un servizio inestimabile al bene dell’intera collettività”. La seconda ricetta, rivoluzionaria, è quella con i vecchi che sogneranno e i giovani che profetizzeranno, l’apparente paradosso preso in prestito dal profeta Gioele. Giovani e vecchi, vecchi e giovani, ha ripetuto più volte Francesco. “Questo dialogo farà miracoli” è stato il suo pressante invito. Infine l’applicazione nel quotidiano. “Un giovane che non ha imparato, che non sa accarezzare un anziano, gli manca qualcosa. E un anziano che non ha la pazienza di ascoltare i giovani, gli manca qualcosa. Tutti e due devono aiutarsi ad andare avanti insieme”. Due ricette, anche istruzioni per l’uso, per essere davvero rivoluzionari, alla maniera di Francesco. Per dare testimonianza della gioia del Vangelo.

Quarantamila persone hanno assistito alla Messa conclusiva allo Stadio Dall’Ara, preceduta dall’incontro con il mondo del lavoro a piazza Maggiore, dove Francesco è arrivato subito dopo aver lasciato l’hub, dal pranzo a San Petronio con 1.400 detenuti, rifugiati, poveri e malati e dall’incontro con gli studenti e il mondo accademico.
37papabologna2Nella città che vanta la più antica università del nostro Continente, il Papa rilancia il sogno di un’Europa “universitaria e madre” che, “memore della sua cultura, infonda speranza ai figli e sia strumento di pace per il mondo”, a partire dal ricco patrimonio del suo umanesimo.
Il diciassettesimo viaggio di Papa Francesco in Italia era cominciato di buon’ora a Cesena, dove la gente si è messa in fila fin dal cuore della notte per abbracciare Bergoglio. In piazza del Popolo – per i cesenati semplicemente “la piazza” – l’invito è a riaccendere la passione politica. Quando parla agli ospiti dell’hub, il Papa ha in mente non solo chi ce l’ha fatta, ma anche chi non è arrivato perché è stato inghiottito dal deserto o dal mare. “Nel mio cuore voglio portare la vostra paura, le difficoltà, i rischi, l’incertezza, anche tante scritte: ‘Aiutaci ad avere dei documenti’; le persone che amate, che vi sono care e per le quali vi siete messi a cercare un futuro”. “Molti non vi conoscono e hanno paura”, e così si arrogano il diritto di giudicare o, peggio, quello di insultare o usare frasi terribili via internet. “Portarvi negli occhi e nel cuore ci aiuterà a lavorare di più per una città accogliente e capace di generare opportunità per tutti”. Queste le parole che consegnano la stessa missione alla città di Bologna, da sempre nota per la sua capacità di accoglienza.
37papabologna3Al mondo del lavoro, in piazza Maggiore a Bologna, il Papa chiede di portare avanti il “sistema Emilia” per cercare una società più giusta. Non ci si può assuefare al problema della disoccupazione: le persone non sono statistiche, c’è bisogno di soluzioni stabili, non di elemosine, per rispondere alle necessità delle persone e delle famiglie e alla loro voglia di futuro. Bisogna aumentare le opportunità di lavoro dignitoso, valorizzando l’umanesimo di cui Bologna è da sempre depositaria per cercare soluzioni sapienti e lungimiranti ai problemi del nostro tempo.

E proprio a questo tema è dedicato il discorso rivolto agli studenti e alla comunità accademica: “L’Università di Bologna è da quasi mille anni laboratorio di umanesimo”, ricorda Francesco: tutto è iniziato qui, all’insegna dell’inclusione e della ricerca del bene. “Ecco il vostro grande compito: rispondere ai ritornelli paralizzanti del consumismo culturale con scelte dinamiche e forti, con la ricerca, la conoscenza e la condivisione”, l’appello: “Non accontentiamoci di assecondare l’audience. Contro una pseudocultura che riduce l’uomo a scarto, la ricerca a interesse e la scienza a tecnica, affermiamo insieme una cultura a misura d’uomo”.
Il diritto alla speranza è il diritto “a non essere invasi quotidianamente dalla retorica della paura e dell’odio. È il diritto a non essere sommersi dalle frasi fatte dei populismi o dal dilagare inquietante e redditizio di false notizie”. Poi la citazione del card. Lercaro: “La Chiesa non può essere neutrale di fronte al male, da qualunque parte esso venga: la sua vita non è la neutralità, ma la profezia”. “Mai più la guerra, mai più contro gli altri, mai più senza gli altri”, l’esclamazione sulla scorta di Benedetto XV.

Agenzia SIR

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