Giornata internazionale delle bambine: le insidie dei modelli di immagine

39editorialeSi è appena celebrata la sesta edizione della Giornata internazionale dedicata alle bambine e alle adolescenti e sono state diffuse dall’Unicef notizie sconvolgenti. In molti Paesi con storie e culture diverse dalle nostre la condizione femminile è connotata da violenze di ogni tipo. Bambine ancora al tempo dei giochi sono violate nel corpo e nella psiche, vendute, fatte sposare con uomini molto più vecchi, private della scuola, povere e vilipese, mutilate nello spazio più intimo del loro corpo, umiliate con percosse.
Ma anche nelle terre del “civile” Occidente la violenza sulla donna è praticata tanto con azioni terribili che riempiono le cronache nere, quanto con modalità più subdole, con messaggi suggestivi che nascondono insidie e inganni. C’è stata un’evoluzione del ruolo delle donne nella vita sociale e culturale, maturata anche in Italia sia nella lunga durata della storia e accelerata dagli eventi estremi delle guerre del secolo scorso, sia dai movimenti per l’emancipazione che hanno portato all’abolizione del delitto d’onore, al varo di un nuovo diritto di famiglia, a rubricare la violenza sessuale reato contro la persona e non delitto contro la morale. Ma un’insidia nuova è venuta dalla cultura di massa, strutturata su modelli egemonici di consumi, di comportamenti e di immagine che tolgono alla donna individualità, personalità, sensibilità. Il volto, tutto il corpo della donna, già da bambina, sono entrati in modo massiccio e prepotente nella pubblicità, sulle copertine, sui manifesti: donna da soggetto a oggetto per far vendere.
Dolcezza, tenerezza, intelligenza, che hanno incantato i poeti nella lirica d’amore, sono doti virtuose ora soprafatte, se non soffocate. Predomina il corpo da plasmare con tutti gli strumenti della cosmesi, della chirurgia estetica, della moda per renderlo seducente e metterlo sul mercato come merce lui stesso o come stimolo a comprare ogni altro genere di merce. Nulla è a caso; ci sono professionisti della pubblicità che in modo palese o subliminale mirano a suggestionare bambine e giovani ragazze con miraggi di illusorie felicità, facili successi, libertà e tutto si basa sul corpo purché sia curato e bello.
Oggi ci sono gli strumenti per correggere i difetti fisici, eliminare imperfezioni, trovare abbigliamento che valorizzi al meglio l’aspetto. Seguire la moda diventa un obbligo già in età precoce per procurarsi l’onesto piacere di piacersi, ma senza esagerare, altrimenti a perderci è l’impegnativo percorso di realizzare il proprio essere, di costruire e scegliere una vita autentica, antitetica a quella banale, conformista. È insidioso il modello unico di bellezza, fa girare l’economia ma “esige” un corpo molto magro anche a costo di diete da lager, tacchi spropositati, pantaloni strappati, comportamenti spregiudicati, esibizioni della propria immagine e dei propri gesti su face-book che camuffano per amicizia una reale solitudine. Sono in azione abili illusionisti, seduttori che promettono prima di tutto il piacere dei sensi. Una vera emancipazione femminile garanzia di felicità richiede riservatezza, impegno critico, nei tempi debiti, senza bruciare le tappe: c’è un tempo del capire, dell’attesa, della maturazione corporea, psichica e affettiva, delle esperienze, delle relazioni familiari. La femminilità di bambine e ragazze è una dimensione elevata, da educare con estrema delicatezza e con rispetto.

Maria Luisa Simoncelli

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