Il calo di produzione preoccupa anche i produttori di olio

Attesa una diminuzione tra il 30% ed il 50%. è stata soprattutto la siccità estiva a mettere in crisi la produzione. Mentre si prevede il mantenimento del livello qualitativo.

Raccolta_oliveAssieme al vino e al miele, l’olio rappresenta uno dei prodotti sui quali l’agricoltura lunigianese ha investito maggiormente in questi ultimi anni. Dal punto di vista economico, ma anche da quello dell’immagine, per farli uscire da quella nicchia rappresentata da una produzione estremamente limitata, per uso familiare o, al massimo, per qualche cliente affezionato. Lo sforzo messo in atto si è indirizzato, soprattutto, nel cercare di mantenere il giusto equilibrio tra la tradizione (che in generale si sposa con l’idea di genuinità) e lo standard industriale, che non vuole saperne di prodotti che non siano capaci di presentarsi bene dal punto di vista del gusto. Molti di questi sforzi – colpevole in primis il cambiamento climatico cui stiamo assistendo – rischiano, però di essere vanificati dalle difficoltà emerse nelle ultime stagioni. Restando all’olio, sono almeno tre stagioni che la produzione è penalizzata, almeno nella quantità e quest’anno non c’è da sperare in un miglioramento, anzi!

olio d'olivaTre diverse aziende, situate in zone ben distinte confermano le previsioni di cali che potrebbero giungere, in alcuni casi, a sfiorare il 50% di calo della produzione, con la consolazione rappresentata dal mantenimento di una buona qualità. L’azienda agricola “La Maestà”, situata a Giuncano (Fosdinovo), indica soprattutto nella stagione molto calda la causa principale di questa situazione. Quanto alla mosca olearia, dipende dal posizionamento degli uliveti: un refrain che trova conferma anche nelle dichiarazioni di altri produttori. L’azienda produce olio extravergine di oliva con certificazione biologica da una quindicina d’anni, ma da sempre ha curato le piante in modo “pulito”. Vende soprattutto direttamente a clienti privati, ma è presente anche in diversi negozi: purtroppo il calo della produzione rende difficile mantenere le quote di commercio. Quest’anno ci si sta già preparando alla raccolta, che risulta, quindi, molto anticipata rispetto ai tempi abituali. Molto più giovane risulta l’azienda “Colline degli Ulivi” di Agnino, nata nel 2013. È a conduzione familiare e cura anche le patate e l’ortofrutta, anche se la produzione più rilevante è quella dell’olio. La buona qualità normalmente raggiunta garantisce la vendita del prodotto, soprattutto, anche in questo caso, diretta e a privati che giungono dalla provincia, ma anche dalla vicina Emilia e dalla Germania (turisti che passano le vacanze in zona); poco nei negozi.lo standard quantitativo si aggira attorno ai 3-4 quintali di olio extravergine, ma da tre anni (a partire dal 2014, quando l’olio mancò del tutto) anche qui si registra un calo progressivo, che si prevede confermato anche per quest’anno. A salvare in parte la situazione contribuisce il fatto che le piante siano distribuite in diversi appezzamenti e diano, quindi, rese diverse.

oliviAnche l’azienda agricola “Ferrari&Lucchetti”, che ha sede nelle colline pontremolesi, conferma il dato negativo per quanto concerne la raccolta del “prodotto fresco” come vengono definite le olive. Si prevede un calo rispetto al 2016 (annata eccezionale) che oscillerà tra il 30% ed il 50%. La fioritura, nel mese di maggio, è stata buona ma a rovinare poi tutto è stata la siccità estiva che, se da un lato è servita a contrastare la mosca olearia, dall’altro ha creato non pochi problemi allo sviluppo della pianta. Nei periodi di massimo caldo è stato utilizzato un impianto di irrigazione a goccia che, però, rendendo molle il terreno, lo espone maggiormente al deturpamento causato dalle scorrerie dei cinghiali. Una problematica, questa, che sta diventando un incubo per le aziende agricole locali. Buone le prospettive dal punto di vista qualitativo (le olive sono ottime), così come la resa del prodotto come sta emergendo dalle prime frangiture. Anche se, evidentemente, non sarà comunque possibile colmare il gap produttivo con il 2016. (a.r.)

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