Un modo desolante di fare informazione

35informazioneI mezzi di informazione, televisioni in testa, ci sono cascati di nuovo e in modo che forse è troppo poco definire desolante. Ci riferiamo alla vicenda della povera Noemi, la ragazza minorenne di Specchia (LE) uccisa da Lucio, il ragazzo, pure minorenne, con il quale, come si diceva una volta, “filava”.
Un rapporto che, nella normalità delle cose, dovrebbe essere “cosa da ragazzi”, appunto, senza altro impegno che quello di conoscersi meglio per capire se la cosa può avere un futuro. Per questo già sono apparsi impropri i termini di “fidanzato” e “fidanzata”.
Ma quello che più sconvolge è l’uso che è stato fatto della notizia. In caso di atti delittuosi che coinvolgono minori, c’è l’impegno da parte dei media a maggiori cautele sia circa l’identità dei protagonisti, sia su tutto quello che li riguarda da vicino, a partire dalle famiglie. Nei telegiornali e sui giornali, invece, non si è esitato a “mettere in piazza” ogni minimo particolare della relazione tra i due e, purtroppo, anche delle modalità dell’assassinio; con una determinazione che sconfina nel voyeurismo.
Da ultimo, ci si è messa anche la trasmissione “Chi l’ha visto?”, che, fino a qualche anno fa, era riuscita a mantenere un certo stile nel trattare argomenti di per sé scabrosi, riuscendo anche a rendersi utile nel rintracciare persone scomparse. Così non è più da qualche tempo e la conferma la si è avuta proprio con il “caso Noemi”, sul quale, mercoledì scorso, ha trasmesso un’intervista registrata ai genitori di Lucio, informandoli nel corso dell’intervista stessa che Noemi, di cui i due avevano parlato male per diversi minuti, era stata ritrovata morta ammazzata e che il loro figlio aveva ammesso l’omicidio.
Dure, ma da condividere, le parole di Massimiliano Padula, presidente dell’Associazione Italiana Ascoltatori Radio Televisione (Aiart), il quale, in un intervento pubblicato su Agenzia SIR, dichiara che in tal modo è stata annientata non soltanto ogni regola deontologica su minori, famiglie, fascia protetta, segreto istruttorio, “ma è stato dato un calcio in faccia a chi, suo malgrado, si ritrovava davanti al televisore, poco dopo l’orario di cena, magari insieme ai propri figli”.
“E – specifica – non c’è diritto di cronaca che tenga di fronte alla tracotanza di una scelta irresponsabile che dimostra come l’informazione possa precipitare in baratri così profondi e irrespirabili”.

Antonio Ricci

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