Sulla scuola il rischio di una navigazione a vista

34attualità_scuolaUn Ministro dell’Istruzione deve avere oggi, più che in passato, una visione complessiva della scuola nella società contemporanea, declinata poi in ambiti particolari, affrontati necessariamente per priorità e per i quali la concretezza e la determinazione diventano essenziali.
La senatrice Valeria Fedeli, che da quasi un anno, succedendo a Stefania Giannini, è ministra dell’Istruzione secondo qualcuno per riallacciare i rapporti con il sindacato essendo di provenienza CGIL, di recente ha fatto parlare di sè per alcune idee e decisioni. Partendo dalla notizia più fresca, che riguarda l’impiego degli smartphone in classe, si rimane un po’ perplessi se dal Ministero arrivano disposizioni favorevoli al loro uso; la perplessità aumenta, poi, se si parla di istituire una commissione per studiarne l’utilizzo.
A parte il fatto che non è certo una delle priorità della scuola, vorremmo vedere la faccia dei docenti che si danno da fare per evitare che durante le lezioni si messaggi o si giochi con lo smartphone o che qualche studente di una scuola chatti con studentesse di un’altra. Vorremmo chiedere alla ministra: “Ma la scuola può contribuire a disintossicare gli studenti, evitando per qualche ora quella dipendenza da cellulare che talvolta uccide i rapporti interpersonali, digitalizzando la vita e portando a confondere il virtuale con il reale?”.
Talvolta si ha la sensazione che caratterizzi questo Ministero una sorta di ‘leggerezza’ che, per dirla con Kundera, è davvero insostenibile se si tratta ad esempio di affrontare l’esame di terza media o l’ammissione alla classe successiva anche in presenza di insufficienze. Sembra che si faccia di tutto per rendere il percorso scolastico meno faticoso possibile, intendiamoci, non perché debba essere di necessità “doloroso” ma perché, al di là di interventi di sostegno degli alunni in difficoltà, il messaggio che in realtà passa è che ci si possa impegnare ancora meno tanto si verrà comunque promossi.
Insomma, si pensa ad una scuola che si accontenta di meno del minimo e per la quale sembra che un po’ di impegno e di rigore siano da evitare per non traumatizzare gli alunni? Il rischio che possa essere così anche per quanto riguarda i compiti a casa non è poi da escludere a priori. Infatti, se in una scuola a tempo pieno i compiti a casa dovrebbero essere vietati per legge, l’estensione di tale divieto anche alle scuole superiori desta, a nostro avviso, più di una preoccupazione. Infine si sta organizzando la sperimentazione del percorso quadriennale di studio per licei e isituti tecnici.
Le condizioni per essere inseriti nelle 100 classi che dal 2018-19 sperimenteranno il conseguimento del diploma in quattro anni sono riconducibili ad un alto livello di innovazione, mentre non si esclude il potenziamento dell’orario delle discipline. Si parla da tanto tempo di percorsi quadriennali, può darsi che questa volta si riesca ad ottenere un qualche risultato positivo, a meno che tutto non si riduca poi alla solita esigenza di risparmiare e ancora una volta ci si accontenti di quello che si riuscirà a fare in quattro anni.
Visto che in questi anni i ministri dell’Istruzione sono stati sempre nell’occhio del ciclone sindacale, sorge spontanea una domanda: i sindacati che hanno portato in piazza gli insegnanti per contrastare le iniziative dell’allora ministra Giannini, si faranno sentire anche questa volta? Non sarà per caso che facciano differenza fra ministra e ministra? La scuola è appena iniziata e basterà aspettare!

Fabrizio Rosi

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