Ceserano e il “Pane di San Domenico” tra fede, storia e leggenda

Venerdì 4 agosto la festa nella fattoria Picedi Benettini.
Una tradizione antica e ancora molto sentita

Ceserano1La Lunigiana, come è noto, è un crocevia di strade, di storie, di tradizioni, di culture diverse che si amalgamano e si compongono in un quadro talvolta sfumato, altre volte più definito, in alcuni casi storicamente accertabile, in altri soltanto intuito, suggerito dalle consuetudini che la memoria trattiene. Così è la festa del “Pane di San Domenico” che tutti gli anni da lungo tempo si svolge il 4 agosto a Ceserano, nella fattoria del conte Picedi Benettini Nino, premiato cultore della tradizione vinicola del nostro territorio. Dopo la celebrazione della Santa Messa delle 11 nel grazioso oratorio di famiglia, dedicato a San Domenico Guzman (1170-1221), viene distribuito agli astanti un pane di produzione locale benedetto dal sacerdote sopraggiunto, dopo la celebrazione liturgica, nelle sale della dimora per compiere il rito.

La festa di san domenico

Ceserano3Venerdì, 4 agosto, nell’Oratorio di San Domenico a Ceserano alle ore 11 l’amministratore parrocchiale don Emanuele Borserini celebrerà la Messa nella festa di San Domenico. Il luogo sacro, che da ormai dal terremoto del 2013 sostituisce per le celebrazioni festive la chiesa parrocchiale, si colloca nella cornice della villa dei Conti Picedi Benettini. E proprio il Conte, per antichissima tradizione, al termine della celebrazione distribuisce il pane agli abitanti del paese. La data in cui si fa festa, da sempre, non è quella odiernamente dedicata al Santo di Guzman, cioè l’8 agosto. Storia, tradizioni e leggende si intrecciano. Secondo alcuni, addirittura, il Domenico festeggiato non necessariamente sarebbe il fondatore dell’Ordine dei Predicatori, bensì uno dei personaggi legati alla Via Francigena e a tutte quelle usanze sul ristabilimento della verità dopo una condanna a morte sbagliata, rivelata dal canto di un gallo. Proprio il galletto è così divenuto ed è ancora oggi il piatto tipico di questa festività che di generazione in generazione si tramanda a Ceserano unendo felicemente fede e cultura.

Ceserano2A Ceserano la festa è ancora una tradizione sentita nonostante il trasferimento della ricorrenza di San Domenico all’8 agosto, dopo le riforme post conciliari dei primi anni Settanta. E la distribuzione del pane? Dato che siamo in Lunigiana potrebbe trattarsi del ricordo di un antico retaggio feudale, di benevolenza del signore nei confronti dei sudditi, poi trasformato in consuetudine e tramandato di padre in figlio prima dai Benettini e poi dai Picedi-Benettini.
Esiste tuttavia anche il ricordo di una memoria domenicana trascritta nei documenti forniti per la canonizzazione del santo, che mi piace ricordare. Si narra che un giorno nel convento di Bologna mancò il pane ma, Domenico confidando nell’aiuto divino, fece apparecchiare la tavola e poi, alzando le mani, invocò la benedizione del Signore. Entrarono allora due giovani di belle sembianze con ceste ricolme di pagnotte fragranti e dopo averne donata una ad ogni frate salutarono Domenico con un cenno del capo e sparirono. A questa tradizione se ne associa un’altra, più privata, raccontata dal conte Nino e prima da suo padre Mariano ai commensali durante il pranzo della festa, dopo il primo piatto quando trova posto al centro della tavola un grande gallo di legno con la cresta rossa, e si consuma prima degli arrosti un gallo lesso.
Qui i contorni della tradizione si fanno più sfumati e la famiglia del conte ebbe modo di interpretarla durante un viaggio a Santiago de Compostela. Lungo il cammino s’incontra una cittadina chiamata Santo Domingo de la Calzada e visitando la bella chiesa gotica si nota che nella navata destra dell’edificio, all’interno di un’elegante vetrina con inferriata sono ospitati un gallo ed una gallina bianchi. Il perché lo racconta un episodio di pellegrinaggio risalente ai secoli XIV – XV: una coppia di sposi ed il loro figlio recandosi alla tomba di San Giacomo fecero tappa in questo luogo. Il ragazzo fu fatto incriminare per furto da una giovane non corrisposta e condannato a morte. Ai genitori disperati che non vollero assistere all’esecuzione, apparve in sogno Santo Domingo che li esortava a tornare indietro perché il figlio era vivo. Si precipitarono allora a chiedere la sua liberazione al magistrato che stava pranzando, ma questi rispose che il loro ragazzo era vivo come il gallo e la gallina che si accingeva a mangiare i quali, tra lo stupore generale, riprendendo vita fuggirono dalla tavola.
Naturalmente il santo in questione, pur avendone il nome, non ha nulla a che vedere con San Domenico che nel 1109 non era ancora nato, ma a Ceserano i nomi e le storie si mescolano. Ceserano è un borgo composto di due nuclei il fortificato borgo del castello e la villa rustica, dove si trovano le seicentesche dimore dei Picedi-Benettini con il grazioso oratorio dedicato a San Domenico ampliato ed abbellito nel 1758 per devozione della monaca Brigida Benettini tornata in patria dalla Francia prima della rivoluzione. Nulla o quasi sappiamo di lei salvo la memoria dell’opera compiuta, trascritta in un cartiglio sopra l’ingresso, associata a quella del conte Mariano che fece restaurare nel 1954 l’edificio con l’intervento del pittore Triglia.
L’abitato di Villa è attraversato da un antico percorso proveniente dal pontremolese, diretto alla piana lunense, che i catasti leopoldini del 1826 chiamano Via Sarzanese, era utilizzato come variante del tracciato di Sigerico, notoriamente appoggiato all’asse della Magra, e quindi anch’esso potenzialmente frequentato dai pellegrini. Uno dei rami di quel fascio di percorsi identificato dalla storiografia con la Via Francigena che proprio in Lunigiana unifica le direttrici provenienti dall’asse anglo-francese e quelle franco-iberiche appoggiate alla riviera del Mediterraneo Occidentale.
Attraverso i porti di Luni o le piste della Riviera Ligure il Cammino di Compostela e quello francigeno trovano in Val di Magra opportunità di scambio e di confronto. Potrebbe un pellegrino aver raccontato la storia del gallo che poi si è combinata con quella di San Domenico incontratosi a Sarzana con San Francesco all’inizio del secolo XIII? Alla sensibilità di ciascuno l’interpretazione di questi fatti che si perdono nel substrato collettivo della memoria.

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