Trasfigurazione. Il Signore regna, il Dio di tutta la terra

Domenica 6 agosto, Trasfigurazione del Signore
(Dn 7,9-10.13-14;   2Pt 1,16-19;   Mt 17,1-9)

31vangeloGesù prende con sé Pietro, il capo degli apostoli, Giacomo, il primo martire, e Giovanni, il discepolo amato, e li conduce “su un alto monte”, dove, davanti ai loro occhi, è trasfigurato. Questo avvenimento è riportato anche nella lettera di Pietro, come testimonianza diretta, non mediata da nessun evangelista. “Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce”. È Dio che si mostra in tutta la Sua gloria, una vista che – l’Antico Testamento ci avverte- non può essere retta da nessuno, un uomo normale ne morirebbe. Eppure loro non subiscono conseguenze. Con l’arrivo di Gesù, l’uomo è diventato capace di vedere Dio, senza veli o maschere.
Ma la presenza di Dio nelle nostre vite ancora oggi si manifesta, anche se in modo meno eclatante, che non necessariamente appare sovrannaturale.
È una presenza silente e proficua, visibile con gli occhi della fede, che richiede un atteggiamento di abbandono ed è sempre nuova.
Appaiono due altre figure, due uomini, in cui i discepoli riconoscono Mosè ed Elia, che conversano con Gesù. Il fondatore della Legge e il profeta portato da vivo in cielo, da dove era predetto sarebbe tornato per annunciare il Messia. Gesù si conferma in continuità con l’Ebraismo, il Dio di cui parla è lo stesso Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, il Dio che ha dato a Mosè la tavole della legge e che ha chiamato Elia a Sé nel carro di fuoco.
Pietro prende la parola: “Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”, è convinto che sia la fine, che ora che Gesù si è trasfigurato non scenderanno mai più da quel monte, restando per sempre in presenza della gloria di Dio. Così sarà, non solo per lui, ma per chiunque ha creduto in Dio. Ma non è ancora il momento. Una nube oscura Gesù, Mosè ed Elia agli occhi dei discepoli e risuona una voce: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”. Al sentire la voce del Padre, i discepoli si prostrano a terra, spaventati. Ma Gesù si avvicina e dice loro: “Alzatevi e non temete”.
Dio Padre ha appena ordinato di ascoltare il Figlio e le prime parole di questi, prima di chiedere ai discepoli di non parlare con nessuno di quanto hanno visto, prima di ribadire ancora una volta che dovrà morire e risorgere dai morti, sono un invito a non aver paura. Un invito che viene oggi ignorato vergognosamente dalla maggior parte dei nostri contemporanei, siano essi credenti o meno. Abbiamo tutti paura di qualcosa: della solitudine, della povertà, della malattia, dei cambiamenti climatici. E la paura ci fa dimenticare la fondamentale verità che Dio ci ama, non ci ha mai abbandonati e non ci abbandonerà mai.

Pierantonio e Davide Furfori

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