“Ma quale guerra!” prepara la pace…

A Sarzana un bello spettacolo con “musiche e letture sulla guerra e sulla pace”

sarzana_spettacolo_paceNel tardo pomeriggio di domenica 7 maggio, nel municipio di Sarzana, il Gruppo Vocale e Strumentale Musica Nova di Levanto e il Coro di Piana Battolla hanno eseguito lo spettacolo “Ma quale guerra!” (riprendendo una frase di Giovanni Giolitti del 1914), ovvero “musiche e letture sulla guerra e sulla pace”.
Un progetto particolare, con musiche originali e arrangiamenti del greco (nato a Rodi nel 1946) Aldo Viviani (direttore del Gruppo, che ha fondato nel 1988) e con testi del medesimo e di Giacomo Campodonico, che fanno davvero riflettere sull’’inutilità di ogni guerra e la conseguente necessità di cercare la pace come unico mezzo di incontro e di dialogo tra i popoli.
Una voce recitante guida gli ascoltatori in un percorso che parte da testi di Albio Tibullo (54-19 a.C.) e ariva al “sogno” di Martin Luther King per chiudersi con “We shall overcome”, con richiami a Bob Dylan, Amintore Galli, Sergio Endrigo, passando in rassegna canti popolari regionali per un totale di 31 brani. Lo spettacolo si apre con le parole di Tibullo: “Quis fuit ille?”, (“Chi fu colui che per primo inventò le armi? Come fu egli veramente feroce!). La prima parte vede il soldato morto: “Ho fatto un sogno… Ho sognato che sono morto… Veramente non sono morto una sola volta. No. Sono morto tante volte…”.
La seconda parte è relativa al “morto sul Piave”, ad una “canzone sediziosa” ed alla Brigata Catanzaro (16 luglio 1917) con “uno su dieci scelto a caso e fucilato”. Segue la parte dedicata ai profughi: “…noi non scappiamo dalle nostre case per andare in vacanza. No. Noi scappiamo perché le nostre case non esistono più. Distrutte dalle vostre bombe. Dalle vostre guerre. Sì: dalla vostra guerra. Perché non siamo ancora tanto pazzi da farci la guerra da soli…”. La quarta parte si apre con “Non esisto”: “…potete cercarmi dove volete, tanto non mi troverete mai. Sono un morto anonimo. In buona compagnia, per mia magra consolazione. A Redipuglia siamo 60.000 senza nome, a Douaumont 130.000, con croci bianche per i vincitori francesi e croci nere per gli sconfitti tedeschi… a parte il colore delle croci non c’è grande differenza tra noi. Tutti morti siamo. Tutti morti anonimi…”.
Infine, l’ultima parte: “Se vuoi la pace prepara la guerra. Anche se sono duemila anni che lo sento dire, confesso che non l’ho ancora capito molto… logica la coincidentia oppositorum? Provatelo a dire ai morti sui campi di battaglia, agli orfani, alle vedove… Dice che duemila anni fa uno ha provato a dire: ‘Se ti danno uno schiaffo tu porgi l’altra guancia’ (che è come dire: se vuoi la pace prepara la pace)… pare sia finito male… E sembra che quelli che hanno fondato una religione nel suo nome se ne siano dimenticati presto… Ma io voglio provare a dirlo di nuovo, oggi: trasformate le vostre spade in vomeri e in falci le vostre lance. Forse sono un illuso. Forse è solo un sogno. Ma voglio provare a crederci e a dirlo a chi mi sta vicino. Provateci anche voi. Provateci. Provateci e riprovateci, senza stancarvi…’ un sogno: ma non siamo forse fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni?”.
Un invito alla riflessione che parte dalla Lunigiana storica. Oltre al coro (formato da una ventina di elementi) si sono esibiti Alberto Barilari (voce recitante), Andrea Bracco (flauti e tromba), Francesco Garibotti (clarinetto), Mariana Rusnac (violino), Paola Martina (viola), Elena Mazzone (violoncello) e Tommaso Sinelli (percussioni).

Marco Angella

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