Legittima difesa: il giusto criterio della proporzione

legittima_difesaA metà strada tra la posizione di chi ritiene che la miglior difesa sia l’attacco e quella di chi rinuncia a qualsiasi forma di violenza, la legittima difesa, anche nelle scorse settimane, è stata portata sulle prime pagine dei giornali per fatti di cronaca riguardanti privati cittadini che hanno fatto fuoco su dei malviventi. Un tema molto difficile, soprattutto in momenti in cui, stando alle scalette dei telegiornali, il furto e la rapina sembrano dilagare nel Paese.
Serve a poco dire che certi argomenti non devono essere affrontati sull’onda dell’emozione, ma bisogna pur dirlo perché è un concetto giusto; in particolare se riferito a chi le leggi le deve fare. Invece, non si perde occasione per spingere sempre più avanti l’idea di una giustizia fai-da-te, dimenticando che è compito delle istituzioni garantire la sicurezza dei cittadini.
È chiara la posizione della Chiesa Cattolica: “La legittima difesa delle persone e delle società non costituisce un’eccezione alla proibizione di uccidere l’innocente… Chi difende la propria vita non si rende colpevole di omicidio… Se uno nel difendere la propria vita usa maggior violenza del necessario, il suo atto è illecito. Se invece reagisce con moderazione, allora la difesa è lecita”. “Oltre che un diritto” diventa, poi, “anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri”. È, quindi, centrale il principio di proporzionalità tra difesa e offesa, riconosciuto anche dalla legge civile che prevede il reato di eccesso colposo. Certo, si può dire, è facile parlarne in teoria, ma sono proprio i concetti di civiltà e diritto che devono guidare il legislatore: è una falsa – e pericolosa – illusione pensare di domare la violenza con la violenza; così non si fa altro che spostare sempre più in alto il livello dello scontro.
È di quesi giorni l’avvio alla Camera dell’iter di revisione di alcune norme sulla legittima difesa, agendo sulle attenuanti o aggravanti del gesto: la valutazione resterebbe comunque sempre affidata al giudice. Modifiche che non accontentano i sostenitori della liceità di qualsiasi tipo di reazione all’interno di una proprietà privata. La discussione in aula è stata rinviata a data da destinarsi, c’è da sperare che non si pensi di risolvere il problema semplicemente rinviandolo sine die.

Antonio Ricci

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