Itinerario sui nostri luoghi della Memoria

72° anniversario della Liberazione.
Tra Lunigiana e Versilia, dove i nazifascisti combattero una cruenta guerra contro i civili, progettata e messa in atto con ferocia non umana

Nel cimitero di Vinca il lungo elenco dei nomi dei civili uccisi tra il 24 e il 26 agosto 1944
Nel cimitero di Vinca il lungo elenco dei nomi dei civili uccisi tra il 24 e il 26 agosto 1944

Le celebrazioni per il 72° anniversario della Liberazione può essere motivo di visita a quei luoghi che, anche in Lunigiana, costituiscono memoria di quei tragici venti mesi di occupazione nazifascista del nostro territorio, retrovia del fronte, che tra la primavera e l’autunno 1944 conobbe alcuni degli atti più feroci di quella spietata “guerra ai civili” progettata dagli stati maggiori tedeschi e messa in atto con la complicità dei fascisti locali. Sono luoghi dove oggi, a distanza di tanti anni, sono soprattutto lapidi e monumenti a ricordare quei tragici mesi.

“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità. Andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.
Pietro Calamandrei “Discorso sulla Costituzione”, 26 gennaio 1955

È un itinerario che ciascuno può realizzare nei modi e nei tempi più opportuni, per conoscere e riflettere, in un ideale percorso della memoria; fu Pietro Calamandrei nel suo celebre discorso sulla Costituzione Italiana, pronunciato il 26 gennaio 1955, a sollecitare ciascuno di noi a compiere quel pellegrinaggio: perché è lì,“dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità” che occorre andare; un invito rivolto ai giovani di allora e valido per tutte le generazioni: “andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.

Fivizzano, Mommio 4/5 maggio 1944
Rastrellamento nell’alto fivizzanese con l’impiego di 2000 uomini: militari della GNR, dell’Antisom, della X MAS, della guardia di finanza con tre compagnie della 135.a brigata di fortezza tedesca e il Battaglione della Divisione Hermann Goring. Scendono dal Cerreto e arrivano a Sassalbo e a Mommio: qui vengono uccisi 19 civili e 3 partigiani. Altri 170 uomini vengono fatti prigionieri: molti sono mandati ai lavori forzati.

Massa, Forno 13 giugno 1944
Tre giorni dopo che i partigiani della formazione “Mulargia” hanno occupato il paese di Forno insediando il loro comando nella Caserma dei Carabinieri, dalla Spezia si muovono un battaglione della 135.ma brigata da fortezza, un reparto di marina tedesco e una compagnia della X MAS che circondano il paese. Si contano 68 morti: 56 persone fucilate e 12 nel rastrellamento. Muore anche il comandante partigiano Marcello Garosi “Tito”, poi insignito di Medaglia d’Oro al V. M. Tra i fucilati anche il maresciallo dei carabinieri Ciro Siciliano, accusato di aver sostenuto i partigiani, (insignito della Medaglia d’Oro al Merito Civile).

Filattiera, Ponticello 3 luglio 1944
Nel vasto rastrellamento che coinvolge gran parte della Lunigiana, cinque civili vengono prelevati dalle abitazioni nelle colline di Filattiera nei pressi di Dobbiana. Si tratta di contadini e artigiani: Vincenzo e Giovanni Sardella, Francesco ed Enrico Angella e Leopoldo Mori. Scortati al piccolo borgo di Ponticello, sono fucilati uno dopo l’altro nel piazzale della chiesa.

Aulla, Canova 24 luglio 1944
I partigiani che stavano sabotando il ponte di Serricciolo si scontrano con un reparto motorizzato tedesco. Per rappresaglia i tedeschi bruciano il paese di Canova e fucilano sul posto 8 civili, mentre uno riesce a fuggire.

Fosdinovo, Marciaso 3 agosto 1944
Dopo uno scontro fortuito tra genieri tedeschi e partigiani della formazione Ulivi, le SS bruciano il paese di Marciaso: muoiono 6 anziani che non sono riusciti a mettersi in salvo.

Il 12 agosto 1944: la strage a Sant’Anna di Stazzema

Alle 6,30 del 12 agosto, tre colonne di SS raggiungono la cresta montana sopra Sant’Anna di Stazzema: in paese, oltre ai circa 400 residenti, si trovano alcune centinaia di sfollati. Alla vista dei tedeschi gli uomini corrono a nascondersi nei boschi; le donne, i vecchi e i bambini restano nelle case e negli alloggi di fortuna. Pensavano di non correre rischi: “Nessuno si allontani – era stato detto loro dal comando tedesco qualche giorno prima – Sant’Anna è zona bianca, riservata agli sfollati.” Invece, lanciati alcuni razzi luminosi, verso le ore 7, le SS iniziano il massacro. Nelle piccole borgate del paese le povere vittime vengono rastrellate e rinchiuse nelle stalle, dove sono massacrate a colpi di mitraglia e bombe a mano ed incendiate con i lanciafiamme. Altre vengono uccise all’esterno, mentre cercano di sfuggire ai carnefici. Circa 130 persone sono radunate e trucidate sulla piazzetta della chiesa: i corpi, cosparsi di benzina e coperti con fascine e con gli arredi della chiesa, vengono dati alle fiamme. Alle 10 la strage è compiuta: sono 560 le vittime, per lo più donne, vecchi e bambini.

Le lapidi che ricordano le vittime delle stragi di Valla in San Terenzo Monti nella valle del Bardine a Fivizzano
Le lapidi che ricordano le vittime delle stragi di Valla in San Terenzo Monti nella valle del Bardine a Fivizzano

Fivizzano, Bardine S. Terenzo e Valla – 19 agosto 1944
Il 17 agosto al ponte di Bardine in un’azione del gruppo “Ulivi” rimangono uccisi 17 tedeschi che avevano fatto razzia di bestiame nella zona. Due giorni dopo la guarnigione ritorna insieme a quattro compagnie del battaglione di Reder: con loro ci sono anche 53 prigionieri di un rastrellamento in Alta Versilia. Vengono legati agli alberi, ai pali di sostegno delle viti e fucilati. Contemporaneamente le truppe di Reder, dopo aver occupato Colla e rastrellato diverse persone, si dirigono verso Valla, località dove si è rifugiata la popolazione di San Terenzo: 106 persone. I tedeschi uniscono a loro anche altri abitanti rastrellati nel paese e uccidono a colpi di mitragliatrice 114 persone tra cui 63 donne e 11 bambini. Tra loro è anche il parroco, don Michele Rabino.

Massa, Guadine 24 agosto 1944
I tedeschi presidiano il paese di Guadine che potrebbe costituire una via di fuga dalla zona dell’ampio rastrellamento sulle Apuane. Bloccati gli accessi all’abitato, lo percorrono sparando a chiunque incontrino. Si contano 13 vittime, tra cui cinque donne uccise per la strada o sulla soglia di casa. Quindi il paese viene incendiato.

Fivizzano, Vinca 24 agosto 1944
Un feroce rastrellamento, comandato dal maggiore Reder, impiega oltre 1500 soldati: truppe da montagna della Wehrmacht, delle SS, un reggimento corazzato, gruppi della 20.ma divisione Luftwaffe e un centinaio di uomini della Brigata Nera apuana del colonnello Guido Ludovici. A Castelpoggio sono fucilati 6 uomini, 9 nel paese di Gragnola. Le frazioni di Colonnata, Gragnana, Bedizzano e Miseglia sono sottoposte a cannoneggiamento e incendiate e un migliaio di uomini catturati e deportati in Germania. Il rastrellamento tocca i paesi di Monzone, Equi, Tenerano, Viano, Campiglione, Vezzanello, Gallogna, Corsano, Lorano e Cecina: in tutto si calcola che le vittime siano state una settantina. Atroce quanto messo in atto a Vinca: non è rappresaglia, ma eliminazione dei civili e distruzione dell’abitato. Le SS di Reder insieme a membri della Brigata Nera che le guidano, massacrano per tre giorni la popolazione con la ricerca spasmodica di chi si è nascosto nelle grotte o nei boschi; in prevalenza le vittime sono donne (95) e bambini (26): alla fine i morti sono 144; tra loro anche il parroco, don Luigi Ianni.

Fivizzano, S. Terenzo 3/4 settembre 1944
Le SS sorprendono nel sonno dieci uomini che trascorrono la notte in rifugi scavati nei pressi di un canale. Vengono interrogati e seviziati, mentre alle case e cascine intorno viene appiccato il fuoco. Nove vengono trucidati. Massa 10 settembre 1944 Dieci religiosi ed altre persone, tra cui tre sacerdoti, catturati pochi giorni prima nella Certosa di Farneta presso Lucca e tenuti prigionieri nel castello Malaspina di Massa, vengono fucilati a piccoli gruppi in diversi luoghi. Si contano 37 vittime.

Fivizzano, Tenerano 13 settembre 1944
Dopo un’azione tedesca contro quello che rimane della brigata “Muccini”, i nazifascisti scendono in paese dove sterminano due famiglie: 16 le vittime.

Carrara, Bergiola Foscalina 16 settembre 1944
Un militare del reparto esplorante di Reder viene trovato ucciso alla Foce, tra Massa e Carrara. Un reparto tedesco, aiutato da fascisti, inizia la strage a Bergiola Foscalina. Alcuni abitanti vengono uccisi nelle loro case, ma la maggioranza viene radunata nella scuola elementare e giustiziata a colpi di fucile e bombe a mano. Si conteranno 71 morti tra cui 40 donne e 17 bambini. Di questa strage verranno ritenuti colpevoli il generale comandante della 16.ma corazzata Reichsfuhrer, Max Simon e le brigate nere carraresi del colonnello Lodovici.

Massa, Fosse del Frigido 16 settembre 1944
All’inizio di settembre le SS prendono in consegna il carcere di Massa nel castello Malaspina: ci sono circa 170 detenuti comuni. Il 16 li trasportano a San Leonardo, lungo il Frigido: fatti scendere dall’argine entro le fosse scavate dai bombardamenti alleati, vengono uccisi a raffiche di mitragliatrice. Quando, nel 1947, verranno dissepolti si contano 147 vittime. In alcuni casi i reati erano lievi e legati allo stato di guerra: si pensi che una donna di Zeri era stata incarcerata per macellazione abusiva.

Casola in Lunigiana, Regnano 23 novembre 1944
Occupazione da parte tedesca del paese di Regnano, dove ha sede il comando della III Brigata lunense “Spezia” di Marini e Azzari, con un duro rastrellamento forse a seguito dell’uccisione di un sottufficiale. Il paese è devastato e vengono fucilati 13 civili. I tedeschi entrano in possesso dell’archivio della brigata , materiale che servirà loro per organizzare tra il 27 novembre e il 2 dicembre l’“Operazione Catilina”, durante la quale vengono prelevati dalle loro abitazioni molti collaboratori della formazione che sarà costretta a cessare l’attività.

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