Evitiamo di cercare consensi “circondati da persone che ci danno ragione”

Pontremoli. Il Vescovo al suo presbiterio nell’omelia della S. Messa Crismale

santa messa crismaleUna folta schiera di presbiteri da tutta la diocesi di Massa Carrara – Pontremoli era presente, il pomeriggio del Mercoledì Santo, nella concattedrale di S. Maria Assunta in Pontremoli per la celebrazione della Messa Crismale, una delle celebrazioni più solenni di tutto l’anno liturgico che rappresenta l’unione del presbiterio e di tutta la Chiesa locale con il proprio vescovo.
In questa occasione, infatti, i sacerdoti rinnovano le promesse fatte il giorno dell’ordinazione e si benedicono gli Olii santi – il Crisma, l’Olio dei Catecumeni e l’Olio degli Infermi – che vengono, poi, distribuiti alle parrocchie. Nella sua omelia il vescovo, mons. Giovanni Santucci, ha commentato questi due aspetti, definendo la celebrazione “l’occasione in cui la comunione tra noi si esprime nel modo più solenne e caratteristico; non solo rinnovando il mistero della morte e resurrezione del Signore, ma anche esprimendo, con la benedizione degli Olii santi, il nostro ministero verso i fratelli.
Le parole dopo la consacrazione del pane e del vino, ‘fate questo in memoria di me’, esprimono il comando del Signore e la nostra partecipazione sacramentale alla sua missione. Rinnoviamo le promesse della nostra ordinazione, rinnovando la nostra dedizione”. Il vescovo ha poi ricordato il giorno dell’ordinazione, che deve restare quale punto di riferimento, giorno a cui ritornare non solo con il ricordo, affinché non si smarriscano dedizione ed impegno.
“Per avere un fiume e non una palude – ha proseguito – occorrono due sponde, due argini; ugualmente per vivere il ministero. Uno è il ricordo vivo della vocazione, la ricerca, la scelta, la decisione di seguire Gesù maestro, il dono di noi. L’altro è la comunione, la fraternità, il presbiterio”. Alla particolare comunione tra il vescovo ed il suo presbiterio ha dedicato un ulteriore passo dell’omelia: “Ciascuno ha storie ed esperienze diverse. Abbiamo percorsi formativi diversi. Abbiamo capacità, gusti, qualità che ci caratterizzano. Pensare che i nostri pensieri, le nostre idee siano migliori di quelle degli altri è quanto meno discutibile. Ci mettiamo l’uno accanto all’altro. Ci confrontiamo, maturiamo scelte e decisioni con la prudenza di chi sa di operare non in proprio ma per il bene della comunità, della Chiesa che il Signore ci affida”. Mons. Santucci avverte la “forte esigenza di una maggiore comunione”, che si rende tangibile con “la cura e la partecipazione ai momenti comunitari, la vita spirituale personale, lo studio e l’aggiornamento, la sollecitudine verso gli altri, soprattutto verso chi è in difficoltà”. Tutto ciò “senza critiche, senza giudizi, senza parole di condanna, senza pettegolezzi”.
L’invito è a “non cercare consensi che portano a chiudersi nel nostro mondo, spesso narcisistico, circondati da persone che ci danno ragione”. Un richiamo forte a non vivere in un’altra Chiesa che non c’è, rammentando come a nessuno “è lecito adattare, ridurre, concedere esenzioni da quanto la Chiesa chiede. Sia nella celebrazione dei Sacramenti, sia nella valutazione morale”. Infine, una triplice richiesta: “Chiedo a tutti di pregare il Signore per i nostri giovani, per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, che è la vita più bella che un giovane possa desiderare. Chiedo la testimonianza della vita di povertà, obbedienza e castità. Che nessuno abbia a soffrire scandalo per colpa nostra. Chiedo la generosità della condivisione del tempo e delle occasioni, certamente, ma soprattutto del cuore”.
Mons. Santucci ha concluso la sua omelia invocando la protezione della Madonna del Popolo, venerata nella Concattedrale. Alla celebrazione, coordinata dal cerimoniere mons. Antonio Costantino Pietrocola e dal cerimoniere coadiutore don Emanuele Borserini, ha preso parte anche il vescovo emerito mons. Eugenio Binini. È seguita la cena nel Seminario di Pontremoli, cui hanno partecipato i vescovi, i sacerdoti ed i seminaristi.

d.f.a.

Condividi

Scrivi un commento