Il nome dell’isola, esordio di Fabio Greco

il_nome_dellisolaChissà se qualcuno si è accorto della comparsa di un gruppo di autori meridionali che nel nostro paese da tempo stanno presentando opere di narrativa di autentica novità, non solo dal punto di vista dei contenuti ma anche del linguaggio che sapientemente intrecciandosi nel dialetto porgono vicende da cui emergono acuti spunti di interesse per una narrativa autenticamente originale. Ai già noti, spero, Cosimo Argentina, Domenico Dara e Omar Di Monopoli oggi si può aggiungere Fabio Greco con questo suo esordio per il romanzo “Il nome dell’isola” (Edizioni Autori riuniti pagg.125 euro 14).
L’autore nasce a Saronno nel 1977, ha vissuto per qualche anno in Salento, biologo lavora nell’Essex in Inghilterra.
La narrazione si svolge su due piani ed è ambientata nell’isola delle Pazze in Salento, realmente esistente, con protagonista Masello, scultore di cartapesta con quasi unico committente il parroco locale don Polonio (tardo a pagare). L’improvvisa rottura della statua della Madonna dell’Aiuto pone il problema della sostituzione per la festa patronale; Masello viene incaricato della bisogna e nei tempi del suo lavoro vede una improvvisa moria di pesci, unico magro sostentamento della popolazione, che provoca una serie di ipotesi sull’accaduto. Qui entra in gioco un secondo piano narrativo: tutte le mattine nella piazza del paese da tempo tre “vecchiarazza” amano dibattere anche animatamente sulle origini del nome della località che in effetti è prospiciente ad un tozzo isolotto disabitato conosciuto appunto come “isola delle Pazze”. I tre anziani (Melo Nenni, Luigi Za e Fedo Sanado) si accapigliano quotidianamente sotto gli occhi dei compaesani in una sorta di recita rituale.
Tra eventi che risalgono ad un passaggio nei luoghi di Enea mitico eroe troiano per arrivare ai conflitti tra cretesi, messapi e tarantini fino ad un evento più recente con possibili testimoni viventi. Questa ultima ipotesi rievoca un tragico fatto di sangue che ha provocato nel tempo la chiusura del vecchio manicomio locale (“non tutti ci sono, non tutti lo sono”). Purtroppo uno dei vecchi nel frattempo muore e lo svolgimento del funerale provocherà un notevole rivolgimento per la difficoltà della celebrazione. Nel frattempo Masuccio , testimone e praticamente io narrante, si è incontrato con due personaggi femminili difficilmente dimenticabili: la vecchia Amanda, voce della memoria storica popolare, e Mariabbondanza, giunonica pescatrice cui lo scultore si ispira per la creazione della statua. Mal gliene incoglie perché la sua opera sollecita innumerevoli discussioni ma apre il suo cuore a nuove possibili consapevolezze. Scritto con una lingua sontuosa e magmatica (qualcuno ha detto, credo giustamente, “gaddiana”) tra allucinazione e realtà, tra tragedia e commedia la narrazione virando tra “neorealismo, iper-realismo e surrealismo” si offre al lettore come “un piccolo e raro oggetto letterario”.

Ariodante Roberto Petacco

Condividi

Scrivi un commento